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Archive for the ‘MALATTIA PROFESSIONALE’ Category

Presso il Ministero del lavoro – Direzione Generale Rapporti di Lavoro – è istituita la Commissione per l’iscrizione nell’elenco nominativo dei medici autorizzati.
La Commissione è composta da laureati, esperti in materia di sorveglianza medica della protezione dalle radiazioni ionizzanti, di cui:
• due designati dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale tra i propri funzionari tecnici;
• uno designato dal Ministero della sanità tra i propri funzionari tecnici;
• uno designato dall’Istituto superiore di sanità;
• uno designato dall’Istituto superiore per la sicurezza sul lavoro;
• uno designato dal Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica tra i professori universitari di ruolo;
• due designati dall’Agenzia nazionale per la proiezione dell’ambiente, di cui uno laureato in materie scientifiche esperto in sorveglianza fisica della radioprotezione.
In corrispondenza di ogni membro effettivo è nominato un supplente.

Queste le poche informazioni sulla Commissione in questione.
Da tempo chiedo inutilmente i nominativi dei componenti.
Ebbene, a detta della dott.ssa Carla Antonucci, con cui mi trovo a confrontarmi, non ho diritto all’informazione: in parole povere, io cittadina non posso conoscere i nomi dei componenti di detta Commissione pubblica, perché la dottoressa considera le informazioni richieste “eccedenti rispetto all’interesse che si presume collegato a quanto richiesto”.
È questo forse un esempio della trasparenza della P.A.?

Sarei grata a chiunque decidesse gentilmente di rispondere alla mia richiesta.

Cordiali saluti
Rosa Noci

Di seguito gli indirizzi mail di alcuni dei personaggi contattati:
segreteriaministrogiovannini@lavoro.gov.it
Prof. Enrico Giovannini

segreteriaviceministroguerra@lavoro.gov.it
Prof.ssa Maria Cecilia Guerra

segrsottosegretariosantelli@lavoro.gov.it
Avv. Jole Santelli

segrgabinetto@lavoro.gov.it
Prof. Francesco Tomasone

segreteriatecnica@lavoro.gov.it
Prof.ssa Laura Piatti

ufficiolegis@lavoro.gov.it
Cons. Claudio Contessa

ufficiolegis@lavoro.gov.it
Dott. Romolo de Camillis

Dott. Paolo Pennesi
ppennesi@lavoro.gov.it

scarra@lavoro.gov.it
Dott.ssa Silvia Scarra

SegreteriaComitatoNazionaleParita@lavoro.gov.it

Dott.ssa Rosanna Margiotta
rmargiotta@lavoro.gov.it

lfantini@lavoro.gov.it
Dott. Lorenzo Fantini

Dott.ssa Paola Urso
purso@lavoro.gov.it

Dott.ssa Valeria Bellomia
vbellomia@lavoro.gov.it

Dott.ssa Carla Antonucci
cantonucci@lavoro.gov.it

Dott. Giuseppe Sapio
gsapio@lavoro.gov.it

Div2TutelaLavoro@lavoro.gov.it

Div3TutelaLavoro@lavoro.gov.it

Div4TutelaLavoro@lavoro.gov.it

Div5TutelaLavoro@lavoro.gov.it

Div6TutelaLavoro@lavoro.gov.it

Div7TutelaLavoro@lavoro.gov.it

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Cari Colleghi TSRM,
trovo scarso interesse da parte vostra sull’argomento Protezionistica.
Probabilmente non conoscete l’apparato cui è sottoposto il controllo della nostra salute in ambito lavorativo.
Come tutti gli apparati è complesso e non privo di scappatoie e contraddizioni per i vari operatori che lo sostengono.
Non starò a scrivere ora tutto ciò che riguarda i compiti di esperto qualificato e medico autorizzato.

Vi informo che l’operato, ad esempio, del medico autorizzato che vi controlla periodicamente è vigilato… da chi??? Non si sa.
Nel senso che siete voi che lo dovreste controllare e, nel caso non vi troviate in accordo con il soggetto, proporre un ricorso avverso.

Il ricorso va presentato al Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali che, sentito il parere della Commissione per l’iscrizione nell’elenco nominativo dei medici autorizzati, vi risponderà.
Sia chiaro: vi risponderà semplicemente comunicandovi se il ricorso è accolto o meno, ma voi non saprete né chi ha visionato la vostra documentazione, né i criteri di giudizio.

Per sapere qualcosa, dovrete fare domanda di accesso agli atti e sperare che le informazioni da voi richieste non siano “eccedenti rispetto all’interesse che si presume collegato”…
È abbastanza chiaro il concetto?

Verrà deciso della vostra idoneità lavorativa o, meglio, della vostra salute legata all’attività che svolgete, ma potrà accadere che non vi sia concesso di sapere né chi decide, né in base a quali criteri.

Incuriosita dunque da tanta segretezza, ho tentato di scoprire chi compone questa fantomatica commissione di esperti.
Ho inviato la mail che trovate scritta di seguito a:

ppennesi@lavoro.gov.it
cantonucci@lavoro.gov.it
info@urp.it
caposegreteriaviceministro@lavoro.gov.it (Dr.ssa Bonanni)
centrodicontatto@lavoro.gov.it
backoffice@lavoro.gov.it
segreteriaviceministro@lavoro.gov.it (Prof. Michel Martone)
segretario.generale@civit.it (Dr.ssa Bianconi)
segreteria.commissione@civit.it (Dr Martone e dr Natalini)
segreteria.presidente@civit.it (Dr.ssa Rizzo)
e.midena@civit.it
presidente@airm.name (Prof. Trenta)
segretario@airm.name
gabriele@campurra.it (sempre di airm)

Gentile Dr./Prof.,
sono un TSRM, tecnico sanitario di radiologia medica, e vorrei conoscere i nomi degli otto componenti, attualmente in carica, della Commissione per l’iscrizione nell’elenco nominativo dei medici autorizzati.

Tale Commissione è istituita presso il Ministero del lavoro – Direzione Generale Rapporti di Lavoro ed è composta da laureati, esperti in materia di sorveglianza medica della protezione dalle radiazioni ionizzanti, di cui:
due designati dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale tra i propri funzionari tecnici;
uno designato dal Ministero della sanità tra i propri funzionari tecnici;
uno designato dall’Istituto superiore di sanità;
uno designato dall’Istituto superiore per la sicurezza sul lavoro;
uno designato dal Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica tra i professori universitari di ruolo;
due designati dall’Agenzia nazionale per la proiezione dell’ambiente
, di cui uno laureato in materie scientifiche esperto in sorveglianza fisica della radioprotezione.
I componenti della Commissione e il Segretario sono nominati con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, durano in carica cinque anni e possono essere riconfermati. In corrispondenza di ogni membro effettivo è nominato un supplente.

Ebbene, i nominativi dei componenti di questa Commissione non sono reperibili sul sito del Governo. Di conseguenza, ho contattato ripetutamente l’URP e i Dirigenti del Ministero del lavoro che trovano la mia richiesta “irritale” e “non pertinente”.

Essendo io un TSRM, ritengo al contrario di avere “interesse”, se non diritto, a quanto richiesto, non solo come cittadina, ma anche come lavoratore del settore.
La Commissione, a quanto mi risulta, è un organo pubblico.
Perciò non riesco a cogliere le ragioni di tanta reticenza.

Per questo mi rivolgo a Lei, sperando in un riscontro favorevole.
Cordiali saluti
Rosa Noci

La dr.ssa Carla Antonucci, dopo uno scambio nutrito di mail, si arrocca sulla posizione per cui la richiesta dei nominativi della Commissione in questione eccede il mio interesse “presunto”…
Presunto da chi?
Da lei stessa naturalmente.
Preciso: non ho richiesto i nomi degli esperti che hanno giudicato il mio procedimento.
Ho richiesto i nomi dei componenti la Commissione.

Uno dei medici contattati, mi risponde con la mail sottostante:
Gentile Signora,
posso solo dirLe che conosco il nominativo di uno o due componenti della Commissione cui si riferisce, e che una volta pure io sono stato commissario. Forse la reticenza del Ministero si spiega sulla base del fatto che si vogliono evitare richieste di “raccomandazioni” o addirittura di minacce come a volte nel nostro Paese si verifica.
Cordiali saluti
Dr. …

Quindi, secondo questo medico, il motivo di tanta segretezza sta nelle cattive abitudini della nostra Italietta…
C’è altro da aggiungere?

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Solo una domanda: qualcuno di voi, per caso, conosce i nomi dei membri segreti della Commissione per l’iscrizione nell’elenco nominativo dei medici autorizzati???

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Per i TSRM che non lo sapessero, il ricorso avverso al giudizio di idoneità alle radiazioni ionizzanti si presenta alla DIREZIONE GENERALE DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI E DEI RAPPORTI DI LAVORO presso il MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI.

Il “caso” in questione viene sottoposto all’attenzione di una commissione: COMMISSIONE PER L’ISCRIZIONE NELL’ELENCO NOMINATIVO DEI MEDICI AUTORIZZATI.

Il TSRM non si deve aspettare alcuna spiegazione e nemmeno potrà sapere da chi è composta la commissione, nemmeno richiedendone specificatamente i nominativi.

Io ci ho provato più volte senza ottenere risposta.

Ho inviato mail agli indirizzi dei vari responsabili e alle segreterie:

ppennesi@lavoro.gov.it
lfantini@lavoro.gov.it
div3tutelalavoro@lavoro.gov.it
cantonucci@lavoro.gov.it
div6tutelalavoro@lavoro.gov.it

Questa la parte della mail con cui chiedo informazioni:

“Chiedo cortesemente i nominativi dei componenti la Commissione per l’iscrizione nell’elenco nominativo dei medici autorizzati.
Chiedo cortesemente anche il nominativo del responsabile del procedimento di ricorso avverso da me avviato.
Ribadisco la richiesta di parametri di riferimento e dei riferimenti normativi applicati dalla Commissione per il mio caso.
In attesa di riscontro, porgo cordiali saluti
Rosa Noci”

calati-juncu-ca-passa-la-china-cosi-e-la-politica-governo-finanza-legalita-speciale-italia

Ribadisco: NON RISPONDONO!

Io, nel frattempo, ho almeno cercato di sapere chi sono quelli che non rispondono…

Dr.ssa Carla Antonucci
Titolo Conseguito: Laurea in Scienze Politiche (110/110 cum laude)
Totale annuo lordo: € 73.953,74

Dr Lorenzo Fantini
Titolo Conseguito: Laurea in giurisprudenza
Totale annuo lordo: € 79.817,74

Dr Paolo Pennesi
Titolo conseguito: Laurea in giurisprudenza (voto 110/110)
Totale annuo lordo: € 158.751,66

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Dott. Marco Bottazzi responsabile Consulenza Medico-Legale INCA-CGIL Nazionale

Dott. Carmelo Marmo Dirigente Medico di II Livello Sede INAIL di Rieti

Da scritti a cura del Dott. Marco Bottazzi, riporto importanti considerazioni sul riconoscimento delle malattie professionali in particolare tabellate.

In accordo con gli studiosi sullo specifico argomento, ritengo che le neoplasie causate dal lavoro siano in Italia, come negli altri Paesi dell’Unione Europea e dell’intero globo, ampiamente sottostimate per il convergere di molteplici ragioni tra cui:

1) mancanza di specificità dei tumori da lavoro rispetto a quelli per altre cause ( tranne l’eccezione del mesotelioma da asbesto, dell’emangiosarcoma epatico da cloruro di vinile, dei carcinomi delle fosse nasali e dei seni paranasali da polveri di legno );

2) mancanza di conoscenze di medicina del lavoro e quindi dei tumori da lavoro da parte dei medici di base del Servizio Sanitario Nazionale ed anche degli stessi oncologi;

3) criteriologia troppo restrittiva da parte dell’INAIL circa le forme neoplastiche da ammettere all’indennizzo per cui generalmente sono riconosciuti come tumori professionali solo quelli dovuti ad agenti, miscele e circostanze di esposizione lavorativa classificati nel gruppo 1 della IARC, con qualche maggiore problema per le miscele.

Ritengo di formulare proposte in merito alle fattispecie che possono vedere un riconoscimento assicurativo, nel rispetto dei criteri medico-legali, quali:

1) tutti i tumori derivanti dai rischi di cui alla tabella per le malattie professionali;

2) tutti i tumori conseguenti all’esposizione a cancerogeni della classe 1 IARC o che sono stati riconosciuti come certamente cancerogeni per l’uomo da altre istituzioni internazionali e che non hanno ancora visto l’inserimento nelle tabelle di legge;

3) tumori conseguenti a rischi tabellati, manifestatisi in organi non considerati bersaglio dallo IARC o da altro organismo scientifico internazionale ma per cui esistono dati epidemiologici e di letteratura ( vedi a tal riguardo la Tabella 1 elaborata congiuntamente );

4) tumori in lavoratori esposti a rischi (sostanze o cicli produttivi) non ancora valutati dallo IARC o dagli altri Istituti ma per cui esistono dati epidemiologici e di letteratura significativi;

5) tumori per esposizioni a probabile cancerogeno classe 2A IARC, anche se queste neoplasie dovrebbero essere collocate fra le malattie professionali meritevoli di tutela assicurativa tabellare.

Per quanto riguarda gli agenti, miscele e circostanze di esposizione classificate nel gruppo 2B della IARC ritiengo che essi debbano essere egualmente denunciati all’Istituto Assicuratore a fronte di dati che comprovino un eccesso di rischio basandosi in particolare sui dati epidemiologici.
Appare utile ricordare, brevemente, i principi che regolano la causalità da lavoro nel riconoscimento delle neoplasie.

Se la causa extralavorativa ha solo in parte concorso a causare la malattia, il lavoratore ha diritto alle prestazioni assicurative, alla luce del principio della equivalenza delle cause vigente nel nostro sistema giuridico in base al quale le condizioni da sole sufficienti a determinare un evento sono considerate tutte e ognuna causa dell’evento stesso.

Per tale ragione è da ritenere che un tumore può essere riconosciuto come professionale anche se il lavoratore sia stato esposto anche a fattori cancerogeni non occupazionali.

Quando un fattore professionale e un altro fattore esercitano un effetto congiunto moltiplicativo sul rischio, la presenza di una esposizione extraprofessionale influenza ma non modifica la frazione di rischio attribuibile legata al solo fattore professionale.

Affinché sussista il rapporto etiologico è sufficiente che si realizzi una condizione di lavoro idonea a produrre la malattia, da cui consegue l’evento, e che non vi sia prova che tale malattia si ricolleghi al sopraggiungere di fattori eccezionali e/o atipici, con la conseguenza che il nesso di causalità deve dunque ritenersi sussistente anche quando la malattia neoplastica sia stata concausata da fattori estranei all’ambiente di lavoro come, ad esempio, il tabagismo.

Guariniello R. così “tra i criteri-guida indicati dalla giurisprudenza per l’identificazione del nesso causale tra lavoro e tumore, fa spicco quello che riconosce all’agente cancerogeno una duplice valenza, non solo come causa iniziante, bensì pure come causa concorrente nell’aggravare una malattia già instaurata, non importa se manifestatasi oppure no”.

Frequenti sono i casi in cui non sono disponibili dati epidemiologici relativi alle situazioni lavorative del singolo assicurato, ma solo quelli riferiti a situazioni analoghe; noi crediamo che in questi casi sia egualmente possibile la dimostrazione del rapporto di causalità tra esposizione lavorativa e malattia
.
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Di seguito considerazioni da scritti del Dott. Carmelo Marmo

Apparirebbe logico che la “ presunzione legale di origine debba essere prevista per le malattie causate da agenti con “ certo “ e “ sicuro “ potere patogeno ( nella fattispecie oncogeno ) e non agli agenti a “ probabile “ potere patogeno ( nella fattispecie oncogeno ). Dal D.M. del 27.4.2004 non si evince che nessuna malattia meriti quindi di essere inserita fra quelle per cui è valida la “ presunzione legale di origine “.
Sulla base di quanto ho avuto modo di approfondire dall’esame degli studi sull’argomento, ritengo di proporre un ampliamento della tutela delle forme tabellate ( con diritto quindi alla presunzione legale di origine della relativa forma tumorale ):
– a tutte le voci del gruppo 1 IARC;
– ad alcune voci del gruppo 2A IARC (mediante approfondimenti interpretativi dello studio del rischio relativo) ma non a tutte;
– a tutte le voci di sicura cancerogenicità delle altre Istituzioni (NTP – USA, Unione Europea, DFG tedesca, EPA -USA, CCTN italiana, ACGIH, etc.);
ad alcune voci ( ma non a tutte ) di probabile cancerogenicità delle altre Istituzioni, come riportate nella Tabella 1

Dato che parliamo di indennizzo dei tumori professionali e lavoro correlati e quindi dello studio del nesso di causalità desidero sottolineare che sono in pieno accordo con il Dott. Marco Bottazzi quando afferma che nello studio eziopatogenetico non possiamo fare riferimento a valori limite.

Infatti i tumori riconosconono origini plurifattoriali, perché si verifichino occorrono non una sola mutazione del genoma cellulare ma più mutazioni e queste magari sono dovute a più esposizioni ad agenti genotossici “ inizianti “ diversi durante tutto l’arco della vita lavorativa, con ulteriori meccanissmi “ promoventi “ di cancerogeni epigenetici, sono eventi stocastici (in cui la dose “ lineare e senza soglia “ dell’agente cancerogeno genotossico incide sulla probabilità del suo verificarsi ), si manifestano in persone che, a differenza degli animali da esperimento mantenuti in vita in situazioni standard, hanno un vissuto molto variegato e a contatto con molteplici cause di rischio oncogeno ( anche extralavorative ) ma in cui la responsabilità delle cause professionali non può, non deve essere mai sottovalutata.

Giova riportare per quanto riguarda i tumori radioindotti “ certi “ l’elenco di cui al CCNL (Contratto Collettivo di Lavoro del personale dipendente ) del 1992 dell’ENEA per i quali non dovrebbe essere applicato in ambito INAIL il criterio della probabilità di causa ma dovrebbe essere introdotto per via tabellare ( tabella industria ) il criterio della “ presunzione legale di origine”:

1) tumori maligni dell’osso ( per rischio di contaminazione interna da radionuclidi osteotropi);
2) tumori maligni della tiroide;
3) tumori maligni della mammella femminile;
4) tumori maligni dei bronchi e dei polmoni ( per rischi da inalazione di radionuclidi );
5) leucemia ( esclusa la leucemia linfatica cronica );
6) linfomi maligni non-Hodgkin;
7) mieloma multiplo;
8) tumori maligni dell’esofago, dello stomaco e del colon retto;
9) tumori maligni del fegato e delle vie biliari ( per rischi di contaminazione interna );
10) tumori maligni del rene e della vescica;
11) tumori maligni della cute ( escluso il melanoma ), insorti su pregressa radiodermite acuta o su radiodermite cronica.

Il criterio della “ probabilità di causa “, sempre con le modifiche sopra esposte, dovrebbe essere utilizzato per le forme neoplastiche da radiazioni ionizzanti “ dubbie “.
Infatti anche per i tumori da radiazioni ionizzanti valgono le medesime considerazioni fatte per i cancerogeni chimici genotossici: e che cioè si tratta di eventi fisici che causano effetti stocastici in cui la dose ( di tipo lineare e senza soglia ) incide solo sulla probabilità dell’effetto ( neoplasia ).
Ed inoltre anche in questo caso valgono le considerazioni sul tipo di risposta individuale ( su base costituzionale o acquisita ) alle radiazioni ionizzanti che rendono assai discutibili applicazioni di algoritmi circa la valutazione di effetti cancerogeni in organi dove sia su base sperimentale sia su base epidemiologica è comprovata la radioinducibilità tumorale.
Quest’ultima varierà con il variare della risposta individuale che, proprio perché i tumori riconoscono molteplici cause, non può essere circoscritto dall’applicazione di formule matematiche.
Queste possono trovare applicazione per le forme “ dubbie “ ai fini di non penalizzare l’assicurato a causa dei naturali limiti del sapere umano e quindi per determinare una maggiore ma “ temperata “ apertura all’indennizzo dei tumori professionali: il cui problema, desidero ribadirlo con molta enfasi, non è che sono soprastimati ma anzi sottostimati a grave danno dei lavoratori. E qui mi richiamo all’articolo 38 della Costituzione.

CONCLUSIONI COMUNI

Fermo restando le rispettive ipotesi di lavoro prospettate, concordiamo sulla considerazione che le attuali metodiche di indennizzo dei tumori professionali sono sfavorevoli agli assicurati partendo dalla considerazione che non si può restringere la tutela solo alle forme tumorali del gruppo 1 IARC.

campagna Inail malattie professionali

Dite di non voltare le spalle???
Voi dell’Inail???
E allora smettete di farlo, lasciando noi lavoratori a combattere per la tutela che promettete di GARANTIRE!!!
SMETTETE VOI DI VOLTARCI LE SPALLE!!!

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Presso il Ministero del lavoro – Direzione Generale Rapporti di Lavoro – è istituita la Commissione per l’iscrizione nell’elenco nominativo dei medici autorizzati.

La Commissione è composta da laureati, esperti in materia di sorveglianza medica della protezione dalle radiazioni ionizzanti, di cui:

due designati dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale tra i propri funzionari tecnici
;

uno designato dal Ministero della sanità tra i propri funzionari tecnici;

uno designato dall’Istituto superiore di sanità;

uno designato dall’Istituto superiore per la sicurezza sul lavoro;

uno designato dal Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica tra i professori universitari di ruolo;

due designati dall’Agenzia nazionale per la proiezione dell’ambiente
, di cui uno laureato in materie scientifiche esperto in sorveglianza fisica della radioprotezione.

Le funzioni di segreteria della Commissione sono espletate da un funzionario del Ministero del Lavoro.
I componenti della Commissione, il Presidente, scelto tra i membri del Ministero del Lavoro, e il Segretario sono nominati con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, durano in carica cinque anni e possono essere riconfermati. In corrispondenza di ogni membro effettivo è nominato un supplente.

È a queste persone dunque che il mio ricorso avverso all’idoneità alle radiazioni ionizzanti è stato sottoposto.
Ne ho cercato inutilmente nome e cognome.
Ho cercato perché vorrei sapere in quali mani è la tutela della mia salute.
Credo sia un mio diritto, ma si sa come funziona nel nostro Paese: la trasparenza è virtuale… se ne parla, ma trovarla applicata nella realtà, no, non è facile…
La realtà è un’altra cosa.
E così questi signori hanno avuto tra le mani la mia documentazione, ma io non riesco a sapere chi essi siano.

Devo essere sincera: il fatto che si tratti di una “commissione”, in se stesso non mi dà tranquillità, non in Italia, nel Paese della corruzione e del pressapochismo.
Se poi penso alle ultime vicende che chiamarono in campo questo tipo di commissioni, mi viene una strizza che nemmeno posso descrivere.

Qualcuno sa cosa sia la La Commissione Nazionale per la Previsione e Prevenzione dei Grandi Rischi?
È la struttura di collegamento tra il Servizio Nazionale della Protezione Civile e la comunità scientifica.
La sua funzione principale è fornire pareri di carattere tecnico-scientifico su quesiti del Capo Dipartimento e dare indicazioni su come migliorare la capacita di valutazione, previsione e prevenzione dei diversi rischi.
Quella Commissione lì, Grandi Rischi, è quella che si è riunita a L’Aquila pochi giorni prima del terremoto del 6 Aprile 2009.
Sono quelli che si limitarono in quella riunione a una valutazione “superficiale, approssimativa e generica” con “affermazioni apodittiche e autoreferenziali, del tutto inefficaci ai doveri normativi imposti”.
Quelli la cui “carente analisi del rischio sismico non si è limitata alla omessa considerazione di un singolo fattore ma alla sottovalutazione di molteplici indicatori di rischio e delle correlazioni esistenti tra tali indicatori”.
Quelli che “Non dovevano dunque prevedere il sisma, ma valutare il rischio sulla base delle loro effettive conoscenze e calibrare una corretta informazione”.
Quelli a cui non si contesta quindi un “mancato allarme”, ma una “inidonea valutazione del rischio” e una “inidonea informazione”.

index

Tornando alla Commissione per l’iscrizione nell’elenco nominativo dei medici autorizzati,
io, TSRM, con diverse patologie tabellate e riconducibili all’azione delle radiazioni ionizzanti, vorrei poter accertare se l’analisi dei miei dati sia stata “svolta in modo pertinente e in linea con i doveri di previsione e prevenzione e analisi del rischio imposto dalla normativa vigente. E se tale condotta sia stata adeguata e coerente con il patrimonio scientifico conoscitivo comune tra i vari componenti della commissione”.

Chiedo troppo?

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Ecco la risposta, firmata dalla dr.ssa Carla Antonucci, dirigente, Direzione generale delle Relazioni Industriali e dei Rapporti di Lavoro.
Oggetto: Idoneità

In riferimento alla richiesta di chiarimenti in merito al ricorso avverso il giudizio di idoneità con limitazioni espresso dal dott. … nel maggio u.s., si fa presente che la Commissione per l’iscrizione nell’elenco nominativo dei medici autorizzati, a cui viene sottoposto il ricorso per una valutazione degli aspetti tecnico-scientifici, esprime il proprio parere alla luce delle attuali conoscenze scientiigiche in materia di radioprotezione.
Ad ogni buon fine, si consiglia di far riferimento allo stesso medico autorizzato, dott. …, che potrà fornire utili informazioni anche sugli aspetti normativi inerenti alla radioprotezione del lavoratore.

arroganza

Ed ecco rappresentati:
alla sinistra dello schermo lo Stato e alla destra la sottoscritta… Così almeno io mi sento.
Questa gente non risponde.
Non c’è nulla da fare.
Si passano la palla l’un l’altro e di riferimenti consultabili e oggettivi non te ne danno.
Ti lasciano lì e sperano che tu ti perda d’animo e non rompa più i c… forse?
oppure, visto che il cancro ce l’hai, magari… ci pensa lui a toglierti di mezzo…

CCF09032013_00000

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IL GIUDIZIO DI IDONEITÀ PER I LAVORATORI ESPOSTI ALLE RADIAZIONI IONIZZANTI: ASPETTI CRITICI
di Roberto Moccaldi, Cnr Roma

Di seguito il testo del lavoro del dr Moccaldi.

Le CONSIDERAZIONI sono della sottoscritta, TSRM, in balia di “scienza e coscienza” e “buona prassi”, inosservanza di normative e schiacciata dalla “casta bianca” di medici che si pongono al di sopra della legge e, a mio parere, inadempienti, oltre che arroganti e un po’ troppo prepotenti… che fa anche la rima…
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In caso di diagnosi di tumore è essenziale un’accurata valutazione di tutta la storia dosimetrica del soggetto, talvolta di difficile raccolta sulla base dei dati trascritti in cartella.
E’ utile, in tal caso, la collaborazione dell’EQ per ottenere le singole dosi di ogni anno, anche per la successiva valutazione della PC (Probabilità of Causation).

CONSIDERAZIONI
Come agire se i dati raccolti in cartella risultano confusi, manomessi, dubbi?

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La storia dosimetrica sarà inoltre importantissima per definire le reali possibilità di future esposizioni in caso di decisione di concedere nuovamente l’idoneità; ben diversa sarà la valutazione per un radiologo con una storia di 1 mSv/anno (o meno), piuttosto che per un medico interventista con dosi che possono superare i 10-15 mSv/anno.

CONSIDERAZIONI
Come agire se il lavoratore ad esempio ha esercitato la professione in tempi in cui il dosimetro veniva portato SOTTO IL CAMICE? Come considerare la dose reale assorbita?

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E’ evidente che eventuali terapie radianti o radiometaboliche influiscono considerevolmente (anche se non necessariamente come si potrebbe pensare) sul successivo giudizio di Idoneità.
Ovviamente è necessario conoscere tutti i dati inerenti la radioterapia eventualmente effettuata, e non la sola dose efficace somministrata, sia per quanto riguarda la tecnica (viste le notevoli differenze di impatto con l’organismo, ad esempio, tra una terapia con fotoni, una tangenziale (mammella) con elettroni, una IORT, l’adroterapia, ecc.), sia per l’area trattata.
Anche per una terapia radiometabolica è necessario conoscere il radionuclide utilizzato, le modalità di introduzione, l’attività somministrata e, ovviamente, la dose impegnata.
Non bisogna però dimenticare che anche i protocolli chemioterapici determinano danni
in quei tessuti che presentano una notevole radiosensibilità (primo fra tutti il sistema emopoietico) creando così degli importanti sinergismi d’azione.

CONSIDERAZIONI
“Le terapie radianti o radiometaboliche influiscono considerevolmente”… Considerevolmente quanto?

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Chiaramente una diagnosi accertata di tumore comporta ricadute di ordine medico legale riguardanti soprattutto un’eventuale referto e la denuncia di malattia professionale.
I dati raccolti risulteranno pertanto utili per calcolare la PC e decidere quindi in merito (denuncia/segnalazione INAIL e inoltro del referto).

CONSIDERAZIONI
Potrebbe essere citata la norma di legge in base alla quale spetta al medico autorizzato se effettuare o meno la denuncia/segnalazione e inoltro di referto per un tumore, cioè malattia tabellata, lista I, gruppo 6, per cui, in base all’art. 139 d DPR n. 1124/65 esiste OBBLIGO DI DENUNCIA?

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La stessa valutazione della PC fornirà un valido aiuto nella decisione in merito al giudizio
di idoneità da formulare, anche se non nell’immediato, sicuramente in caso di guarigione clinica e rientro.
E’ ovvio che, in caso di definizione positiva di malattia professionale, da parte dell’INAIL, il lavoratore deve essere considerato non idoneo, poiché, soprattutto in questo caso, ogni
ulteriore esposizione sarebbe (teoricamente) considerata indebita e potenzialmente
dannosa nell’evoluzione della malattia stessa.
Ciò anche nel caso di riconoscimento di malattia professionale a seguito di segnalazione/denuncia che non ha interessato il medico autorizzato incaricato (che aveva valutato il nesso di causa come non ipotizzabile).

CONSIDERAZIONI
Si ripete domanda: potrebbe essere citata la norma di legge in base alla quale spetta al medico autorizzato se effettuare o meno la denuncia/segnalazione e inoltro di referto per un tumore, cioè malattia tabellata, lista I, gruppo 6, per cui, in base all’art. 139 d DPR n. 1124/65 esiste OBBLIGO DI DENUNCIA?

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La procedura INAIL
È una decisione non scevra di critiche; in alcuni casi (è successo specialmente in passato) il riconoscimento può non rispettare le attuali conoscenze scientifiche, si pensi ad esempio ai casi di riconoscimento, come radioindotti, del Linfoma di Hodgkin o della LLC (per non parlare delle piastrinopenie).
Sicuramente il medico di radioprotezione le considererà come non radio-inducibili (non aveva fatto segnalazione e referto), ma i risvolti medico legali tendono comunque verso tale scelta (della non idoneità).

CONSIDERAZIONI
Si ripete domanda: potrebbe essere citata la norma di legge in base alla quale spetta al medico autorizzato se effettuare o meno la denuncia/segnalazione e inoltro di referto per un tumore, cioè malattia tabellata, lista I, gruppo 6, per cui, in base all’art. 139 d DPR n. 1124/65 esiste OBBLIGO DI DENUNCIA?

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MALATTIA PROFESSIONALE NON RICONOSCIUTA
Malattia ritenuta “non professionale”, e quindi non radioindotta, da medico di radioprotezione, e anche da INAIL: in questo caso il giudizio è eminentemente clinico.
In tali circostanze, il giudizio dovrà tener conto, oltre che dello stato di salute, sia delle
reali condizioni di esposizione, sia di elementi psicologici, socio-economici e professionali
relativi al lavoratore.
Si tratta di una evenienza oggi, fortunatamente, possibile in un’alta percentuale dei casi.

CONSIDERAZIONI
Non riconosciuta non sempre corrisponde a non radioindotta, Dipende dalla regione di residenza di medici e lavoratore, oltre che da altri casuali fattori…
La frase non è di facile comprensione? Cosa significa “fortunatamente”?

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È questo il tipico caso in cui si pone la questione, con le premesse del precedente paragrafo, di formulare nuovamente il giudizio di Idoneità al rientro al lavoro del
lavoratore ammalato.
In questo caso è evidente la necessità di acquisire tutta la documentazione clinica, possibilmente dell’oncologo, attestante lo stato della malattia
Dopo una attenta valutazione, quindi, in caso di guarigione clinica, potrebbe essere espresso anche un giudizio di idoneità con prescrizioni, che dovrà essere sostanziato
e ben motivato.
Normalmente la visita medica in radioprotezione termina con il paragrafo Conclusioni.
Si tratta di un aspetto importante, esso oltre a riportare la sintesi clinica, descrive, se necessarie, le valutazioni che hanno portato a emettere un determinato giudizio di idoneità. È quindi ancor più necessario che, in caso di un giudizio di idoneità critico, le conclusioni siano ben dettagliate e motivate; può essere pertanto utile predisporre una relazione di radioprotezione in cui, oltre a tutte le valutazioni cliniche, sia riportato tutto l’excursus razionale compiuto dal medico per addivenire al giudizio formulato.

Chiaramente tale relazione diventerà un allegato del Documento Sanitario Personale e come tale visionato anche dal lavoratore, che appone la propria firma sul DSP stesso.

CONSIDERAZIONI
Ricordo che il lavoratore appone la firma solo per “presa visione”, La firma non convalida quanto deciso dal medico.

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Non possono essere dettati dei criteri certi per la formulazione del giudizio, tutto è lasciato alla Scienza e Coscienza del medico di radioprotezione: ogni soggetto è diverso, ogni esposizione lavorativa è diversa. In sintesi si tratta del vecchio concetto di personalizzazione
della radioprotezione.
L’invito è quello di non eccedere in radioprotezione, o meglio in auto-protezione del medico; bisogna sempre considerare le professionalità che con giudizi avventati di non idoneità
Potrebbero essere lese. La tutela del lavoratore deve essere intesa sempre diretta verso
l’integrità psicofisica dello stesso, non va quindi dimenticato il benessere psichico.

CONSIDERAZIONI
Chi garantisce che il medico autorizzato agisca in Scienza e Coscienza?
Mi pare esista il Decreto n. 488 del 2001, con relativo allegato che indica le patologie cui prestare particolare attenzione.
Ad esempio, se un lavoratore radio-esposto ha sviluppato nel corso della carriera lavorativa più patologie gabellate, come dovrebbe agire il medico autorizzato in Scienza e Coscienza?

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Quindi la non idoneità deve essere riservata ai casi in cui una successiva esposizione potrebbe, anche solo probabilmente, determinare un danno. Invece, in tutti i casi in cui esiste una fondata convinzione che ciò non sia possibile, è buona prassi concedere l’idoneità con eventuali prescrizioni.

CONSIDERAZIONI
Chi garantisce la buona prassi?
Forse è utile ancora il Decreto n. 488 del 2001, con relativo allegato che indica le patologie cui prestare particolare attenzione.
Ad esempio, se un lavoratore radio-esposto ha sviluppato nel corso della carriera lavorativa più patologie gabellate, quale è la buona prassi?

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Certo, purtroppo non si può dimenticare l’auto-tutela legale, ma essa può ben essere attuata con valide motivazioni scientifiche esplicate nella relazione di radioprotezione, redatta in tempi non sospetti e quindi scevra da sospetti di valutazione “ex post” per puri scopi di difesa.

CONSIDERAZIONI
Cosa può pensare e come può agire il lavoratore scoprendo che il medico autorizzato, in associazione con esperto qualificato compiacente, redige la relazione “in tempi sospetti” e quindi non scevri da sospetti di valutazione “ex post” per puri scopi di difesa?

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La “dose personalizzata”
Al di là di evidenti problemi matematico/epidemiologici, stante le finalità indicate dall’ICRP
(attuazione del “Sistema pratico della protezione dalle radiazioni”, cioè dei “Principi”) l’uso dei coefficienti nominali di rischio per altri scopi (come ad esempio questo, ma soprattutto
per calcolare il numero dei casi di neoplasia a seguito di una irradiazione, magari utilizzando la dose collettiva) è SCORRETTO nei presupposti, nel metodo, e quindi nell’uso
dei risultati.

CONSIDERAZIONI
Cioè? Cosa sarebbe in soldoni scorretto?

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L’APERTURA DELL’ASSICURAZIONE PREVIDENZIALE ALL’INDENNIZZO DEI TUMORI PROFESSIONALI E LAVORO
Autori:
Dott. Marco Bottazzi responsabile Consulenza Medico-Legale INCA-CGIL Nazionale.
Dott. Carmelo Marmo Dirigente Medico di II Livello Sede INAIL di Rieti.

Di seguito alcuni stralci del lavoro.

Infatti, in accordo con gli studiosi sullo specifico argomento, ritengo che le neoplasie causate dal lavoro siano in Italia, come negli altri Paesi dell’Unione Europea e dell’intero globo, ampiamente sottostimate per il convergere di molteplici ragioni tra cui:
1) mancanza di specificità dei tumori da lavoro rispetto a quelli per altre cause ( tranne l’eccezione del mesotelioma da asbesto, dell’emangiosarcoma epatico da cloruro di vinile, dei carcinomi delle fosse nasali e dei seni paranasali da polveri di legno );
2) mancanza di conoscenze di medicina del lavoro e quindi dei tumori da lavoro da parte dei medici di base del Servizio Sanitario Nazionale ed anche degli stessi oncologi;
3) criteriologia troppo restrittiva da parte dell’INAIL circa le forme neoplastiche da ammettere all’indennizzo per cui generalmente sono riconosciuti come tumori professionali solo quelli dovuti ad agenti, miscele e circostanze di esposizione lavorativa classificati nel gruppo 1 della IARC, con qualche maggiore problema per le miscele.

Ritengo di formulare proposte in merito alle fattispecie che possono vedere un riconoscimento assicurativo, nel rispetto dei criteri medico-legali, quali:
1) tutti i tumori derivanti dai rischi di cui alla tabella per le malattie professionali;
2) tutti i tumori conseguenti all’esposizione a cancerogeni della classe 1 IARC o che sono stati riconosciuti come certamente cancerogeni per l’uomo da altre istituzioni internazionali e che non hanno ancora visto l’inserimento nelle tabelle di legge;
3) tumori conseguenti a rischi tabellati, manifestatisi in organi non considerati bersaglio dallo IARC o da altro organismo scientifico internazionale ma per cui esistono dati epidemiologici e di letteratura ( vedi a tal riguardo la Tabella 1 elaborata congiuntamente );
4) tumori in lavoratori esposti a rischi (sostanze o cicli produttivi) non ancora valutati dallo IARC o dagli altri Istituti ma per cui esistono dati epidemiologici e di letteratura significativi;
5) tumori per esposizioni a probabile cancerogeno classe 2A IARC, anche se queste neoplasie dovrebbero essere collocate fra le malattie professionali meritevoli di tutela assicurativa tabellare.

Appare utile ricordare, brevemente, i principi che regolano la causalità da lavoro nel riconoscimento delle neoplasie.
Se la causa extralavorativa ha solo in parte concorso a causare la malattia, il lavoratore ha diritto alle prestazioni assicurative, alla luce del principio della equivalenza delle cause vigente nel nostro sistema giuridico in base al quale le condizioni da sole sufficienti a determinare un evento sono considerate tutte e ognuna causa dell’evento stesso.
Per tale ragione è da ritenere che un tumore può essere riconosciuto come professionale anche se il lavoratore sia stato esposto anche a fattori cancerogeni non occupazionali.

Affinché sussista il rapporto etiologico è sufficiente che si realizzi una condizione di lavoro idonea a produrre la malattia, da cui consegue l’evento, e che non vi sia prova che tale malattia si ricolleghi al sopraggiungere di fattori eccezionali e/o atipici, con la conseguenza che il nesso di causalità deve dunque ritenersi sussistente anche quando la malattia neoplastica sia stata concausata da fattori estranei all’ambiente di lavoro come, ad esempio, il tabagismo.
Guariniello R. così “tra i criteri-guida indicati dalla giurisprudenza per l’identificazione del nesso causale tra lavoro e tumore, fa spicco quello che riconosce all’agente cancerogeno una duplice valenza, non solo come causa iniziante, bensì pure come causa concorrente nell’aggravare una malattia già instaurata, non importa se manifestatasi oppure no”.

A tale riguardo il Norelli afferma: “un limite, indubbiamente deve indicarsi nella criteriologia comunemente adottata per la definizione del nesso causale, di cui a più riprese si è sottolineato il superamento nei suoi termini più tradizionali e che nella materia specifica, certo più che altrove, dimostra l’assoluta necessità di integrarsi con il criterio statistico-epidemiologico, in carenza del quale, veramente, non può ammettersi alcuna diversificazione fra l’eziologia spontanea della malattia ed il ruolo, causale o concausale del lavoro, che è fattore ovviamente pregiudiziale ad ogni ipotesi d’indennizzabilità nell’ambito dell’assicurazione sociale”.
E poi prosegue affermando: “ed il criterio statistico-epidemiologico nella prospettiva di una valutazione medico-legale assume nella specie valore quasi esclusivo di riferimento, posto che solo a fronte di un’evenienza che si propone con ricorrenza statisticamente significativa nella esposizione ad un agente patogeno, può in effetti ammettersi il rapporto, che ben difficilmente può del pari individuarsi a fronte di un caso isolato per il quale si cerchi di definire a ritroso, una volta espressa la diagnosi, il rapporto etio-patogenetico col lavoro”.
La prova richiesta è ardua per motivi più volte sottolineati ed in particolare per la difficoltà nel ricostruire le esposizioni lavorative, specie se lontane nel tempo.
Frequenti sono i casi in cui non sono disponibili dati epidemiologici relativi alle situazioni lavorative del singolo assicurato, ma solo quelli riferiti a situazioni analoghe; noi crediamo che in questi casi sia egualmente possibile la dimostrazione del rapporto di causalità tra esposizione lavorativa e malattia
.

… non possiamo parlare di “certezza “ in ogni caso ma possiamo parlare di “ certezza “ quando l’esposizione lavorativa è stata adeguata ed il restringere il campo invece alla dizione “ elevata probabilità “ crea non pochi equivoci nel fare identificare l’agente come idoneo a determinare una neoplasia, a prescindere dall’adeguata o non adeguata esposizione, ma proprio in virtù del suo intrinseco potere oncogeno ( che per gli agenti qui citati è ammesso dallo IARC, dall’USA-NTP, dall’EPA-USA, dalla DFG tedesca, dalla CCTN italiana, dall’ACGIH –USA, dal NIOSH, dall’Unione Europea, tutte istituzioni che classificano i detti agenti nel gruppo di certa e sicura cancerogenicità e viceversa in gruppi successivi gli agenti ad “ elevata “, “ limitata “, “ possibile “ cancerogenicità o in gruppi affini sebbene con differente ma comunque analoga dizione).

Apparirebbe logico che la “ presunzione legale di origine “ ( istituto che deve essere mantenuto, stante la carenza di elementi scientifici e di schede anamnestiche dei lavoratori esaustivi per correlare le esposizioni a determinati dosaggi di agenti tossici e l’insorgenza di una determinata tecnopatia) debba essere prevista per le malattie causate da agenti con “ certo “ e “ sicuro “ potere patogeno ( nella fattispecie oncogeno ) e non agli agenti a “ probabile “ potere patogeno ( nella fattispecie oncogeno ). Dal D.M. del 27.4.2004 non si evince che nessuna malattia meriti quindi di essere inserita fra quelle per cui è valida la “ presunzione legale di origine “.
Sulla base di quanto ho avuto modo di approfondire dall’esame degli studi sull’argomento, ritengo di proporre un ampliamento della tutela delle forme tabellate ( con diritto quindi alla presunzione legale di origine della relativa forma tumorale ):
– a tutte le voci del gruppo 1 IARC;
– ad alcune voci del gruppo 2A IARC (mediante approfondimenti interpretativi dello studio del rischio relativo) ma non a tutte;
– a tutte le voci di sicura cancerogenicità delle altre Istituzioni (NTP – USA, Unione Europea, DFG tedesca, EPA -USA, CCTN italiana, ACGIH, etc.);
ad alcune voci ( ma non a tutte ) di probabile cancerogenicità delle altre Istituzioni, come riportate nella Tabella 1.

Dato che parliamo di indennizzo dei tumori professionali e lavoro correlati e quindi dello studio del nesso di causalità desidero sottolineare che sono in pieno accordo con il Dott. Marco Bottazzi quando afferma che nello studio eziopatogenetico non possiamo fare riferimento a valori limite.
Infatti i tumori riconosconono origini plurifattoriali, perché si verifichino occorrono non una sola mutazione del genoma cellulare ma più mutazioni e queste magari sono dovute a più esposizioni ad agenti genotossici “ inizianti “ diversi durante tutto l’arco della vita lavorativa, con ulteriori meccanissmi “ promoventi “ di cancerogeni epigenetici, sono eventi stocastici (in cui la dose “ lineare e senza soglia “ dell’agente cancerogeno genotossico incide sulla probabilità del suo verificarsi ), si manifestano in persone che, a differenza degli animali da esperimento mantenuti in vita in situazioni standard, hanno un vissuto molto variegato e a contatto con molteplici cause di rischio oncogeno ( anche extralavorative ) ma in cui la responsabilità delle cause professionali non può, non deve essere mai sottovalutata.

Giova riportare per quanto riguarda i tumori radioindotti “ certi “ l’elenco di cui al CCNL (Contratto Collettivo di Lavoro del personale dipendente ) del 1992 dell’ENEA per i quali non dovrebbe essere applicato in ambito INAIL il criterio della probabilità di causa ma dovrebbe essere introdotto per via tabellare ( tabella industria ) il criterio della “ presunzione legale di origine”:
1) tumori maligni dell’osso ( per rischio di contaminazione interna da radionuclidi osteotropi);
2) tumori maligni della tiroide;
3) tumori maligni della mammella femminile;
4) tumori maligni dei bronchi e dei polmoni ( per rischi da inalazione di radionuclidi );
5) leucemia ( esclusa la leucemia linfatica cronica );
6) linfomi maligni non-Hodgkin;
7) mieloma multiplo;
8) tumori maligni dell’esofago, dello stomaco e del colon retto;
9) tumori maligni del fegato e delle vie biliari ( per rischi di contaminazione interna );
10) tumori maligni del rene e della vescica;
11) tumori maligni della cute ( escluso il melanoma ), insorti su pregressa radiodermite acuta o su radiodermite cronica.

Il criterio della “ probabilità di causa “, sempre con le modifiche sopra esposte, dovrebbe essere utilizzato per le forme neoplastiche da radiazioni ionizzanti “ dubbie “.
Infatti anche per i tumori da radiazioni ionizzanti valgono le medesime considerazioni fatte per i cancerogeni chimici genotossici: e che cioè si tratta di eventi fisici che causano effetti stocastici in cui la dose ( di tipo lineare e senza soglia ) incide solo sulla probabilità dell’effetto (neoplasia).
Ed inoltre anche in questo caso valgono le considerazioni sul tipo di risposta individuale ( su base costituzionale o acquisita ) alle radiazioni ionizzanti che rendono assai discutibili applicazioni di algoritmi circa la valutazione di effetti cancerogeni in organi dove sia su base sperimentale sia su base epidemiologica è comprovata la radioinducibilità tumorale. Quest’ultima varierà con il variare della risposta individuale che, proprio perché i tumori riconoscono molteplici cause, non può essere circoscritto dall’applicazione di formule matematiche.
Queste possono trovare applicazione per le forme “ dubbie “ ai fini di non penalizzare l’assicurato a causa dei naturali limiti del sapere umano e quindi per determinare una maggiore ma “ temperata “ apertura all’indennizzo dei tumori professionali: il cui problema, desidero ribadirlo con molta enfasi, non è che sono soprastimati ma anzi sottostimati a grave danno dei lavoratori. E qui mi richiamo all’articolo 38 della Costituzione.

CONCLUSIONI COMUNI
Fermo restando le rispettive ipotesi di lavoro prospettate, concordiamo sulla considerazione che le attuali metodiche di indennizzo dei tumori professionali sono sfavorevoli agli assicurati partendo dalla considerazione che non si può restringere la tutela solo alle forme tumorali del gruppo 1 IARC.

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Cari Colleghi,
la collega nella mia stessa situazione mi ha autorizzato a pubblicare la sua mail.
Ritengo un onore poterlo fare e un onore averla accanto nel dolore che ciò che viviamo ha provocato e provoca.

509571

Cari Colleghi,
mi chiamo Rosanna Ferrari e sono Collega della sig.ra Rosa Noci, con cui avete
avuto contatti poco tempo fa.
Sono io quella menzionata nelle sue mail, con le sue stesse identiche patologie, che purtroppo è stata, come lei, emarginata e demotivata sul campo lavorativo e che però (non si sa come e perché) è
destinata a ricevere un’idoneità diversa dalla sua.
Mi spiego:
Nel settembre 2004 ho avuto una mastectomia con sucessivi 5000 cGy di RT complementare, nel 2009 mi hanno tolto 2 melanomi e a inizio ottobre 2011 altra mastectomia.
A gennaio 2013, quando, finito l’iter oncologico, sono rientrata in servizio, il medico autorizzato mi ha
praticamente detto che era intenzionato a riconfermarmi l’idoneità per la mammografia, dove ho sempre lavorato fin dal 2010, poiché le letture dosimetriche erano tali (sia per il problema oncologico sia per l’opacità al cristallino riscontrata da qualche anno dal mio oculista ma non da quello aziendale) da non creare preoccupazioni per il mio stato di salute.
Alla mia titubanza è giunto allora alla conclusione di allontanarmi dalla diagnostica per 3 mesi così, parole sue, “avrei riacquistato la mia razionalità e la mia serenità d’animo per capire che non avevo motivo di preoccuparmi“.
In questo periodo di allontanamento, sono al Servizio Igiene Pubblica dove, secondo il mio responsabile, avrei dovuto avere importanti mansioni inerenti la mia qualifica professionale ma in pratica, quasi tutti i giorni, dalle 8 alle 16, sto li a non far praticamente nulla ( e quando ne
avrei la possibilità mi dicono che non sono autorizzata), con la prospettiva CERTA che alla prossima visita mi vedrò riconfermare l’idoneità.

Come conseguenza di questa situazione, anche a me è stata riscontrata una depressione reattiva e attualmente sono in terapia da uno psicologo.

Cosa significa questo?
Sia io che la mia collega, sig.ra Noci, dopo essere uscite dal tunnel del cancro, ne stiamo imboccando un altro ancora più tortuoso poiché tutti in teoria dicono che ci sono vicini ma in pratica ci dicono ARRANGIATEVI.

Prendo atto, anche se non condivido in pieno, che voi non vi occupate dei casi singoli ma di problemi collettivi (RICORDATEVI COLLEGHI CHE LA COLLETTIVITA’ E’ COMPOSTA DI SINGOLI), però vi chiedo nuovamente di rispondere alle 6 domande che vi ha posto la mia collega che, se non erro, toccano problemi non solo nostri ma di tutti i TSRM, poiché, ribadisco nuovamente, per problemi inerenti la salute ci dovrebbe essere un’unica linea di condotta nazionale che purtroppo manca.

Vi ripropongo di nuovo le 6 domande, anzi ve ne aggiungo una settima:

1) é corretto riconfermare l’idoneità a un TSRM dopo un tumore?
2) perché in alcune strutture sanitarie i TSRM, dopo un tumore, vengono
allontanati dalle radiazioni ionizzanti e in altre no?
3) quali sono i requisiti corretti per l’allontanamento?
4) perché i medici autorizzati non denunciano le sospette malattie
professionali, addirittura tabellate?
5) chi controlla l’operato dei medici autorizzati?
6) chi controlla l’operato degli esperti qualificati?
7) a chi spetta stabilire direttive a livello nazionale per situazioni come queste?

Invio questa mia anche alla collega TSRM, sig.ra Noci, al presidente del Collegio di Verona (dove anch’io sono iscritta) Paolo Giarolo, e all’avvocato Carlo Piccioli, che anch’io ho contattato.

Sperando in una vostra concreta e rapida risposta vi mando cordiali saluti

Rosanna Ferrari

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“Quando sono andata a Taranto a parlare con le vedove degli operai uccisi dal cancro, all’Ilva,
sotto la casa di una famiglia sterminata dal tumore ho trovato una lapide, fatta mettere dall’ultimo dei morti quando era ancora vivo e combattivo, quando sperava che non sarebbe toccato anche a lui.
Io vi maledico, ha scritto sulla pietra.
Maledico voi che sapete cosa ci state facendo, voi che lo fate e voi che guardate in silenzio, i colpevoli e gli indifferenti, i padroni e i politici, i sindacati e i preti.
Voi che pensate solo a voi stessi, e non ci ascoltate.

Concita De gregorio, Io vi maledico Einaudi Editore

Per l’Ilva i dati parlano di 47 lavoratori morti dal 1993 a oggi.

Tre sono i morti da ottobre 2012:
Claudio Marsella, 29 anni, 30 ottobre 2012
Francesco Zaccaria, 29 anni, 30 novembre
Ciro Moccia, 42 anni, 28 febbraio 2013.

Concita De Gregorio, nello stupendo libro sopra citato, nomina La rima della rabbia giusta di Bruno Tognolini:

Tu dici che la rabbia che ha ragione
È rabbia giusta e si chiama indignazione
Guardi il telegiornale
Ti arrabbi contro tutta quella gente
Ma poi cambi canale e non fai niente
Io la mia rabbia giusta
Voglio tenerla in cuore
Io voglio coltivarla come un fiore
Vedere come cresce
Cosa ne esce
Cosa fiorisce quando arriva la stagione
Vedere se diventa indignazione
E se diventa, voglio tenerla tesa
Come un’offesa
Come una brace che resta accesa in fondo
E non cambia canale
Cambia il mondo.

Indignamoci dunque, per Ciro, Claudio, Francesco, e per tutte le persone “uccise” sul posto di lavoro.

Indignamoci per la mancata applicazione delle leggi che “dovrebbero regolamentare” l’ambiente di lavoro e tutelare la salute del lavoratore.

Indignamoci per le omissioni che sono molte… troppe…e, quando ne scopriamo, gridiamo e denunciamo.

Uniamoci, da veri uomini e donne, degni d’essere così chiamati, al dolore delle famiglie che il Lavoro colpisce uccidendo, il Lavoro… che dovrebbe “nobilitare” l’uomo e la donna.

Uniamoci nel chiedere giustizia.

Indignamoci e alziamo la testa o meriteremo ogni maledizione.

300px-William-Adolphe_Bouguereau_(1825-1905)_-_The_Remorse_of_Orestes_(1862)

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