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Archive for the ‘ADELINO PONTELLI’ Category

Adelino Pontelli ci ha lasciato: l’ho saputo da un’amica che, come me, era rimasta incantata di fronte a quest’uomo, uno dei pochi giovani italiani che rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò.

Per questo motivo a 19 anni fu arrestato a Udine dai nazisti e deportato nel campo di Sudauen in Polonia e successivamente nel campo di sterminio di Majdanek, situato sempre in Polonia, vicino a Lublino.

Il signor Adelino fu più volte trasferito e giunse infine al campo di Dachau.
Da lì, appresa la fine del conflitto e recuperati pochi stracci per coprirsi, fuggì e affronta da solo un viaggio di 500 km, valicando a piedi le montagne, per raggiungere l’Italia, senza nemmeno attendere la Liberazione degli Alleati.

Lo immagino così anche ora mentre, a piedi o forse con un bel paio di ali, attraversa posti inesplorati…

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Arrivederci Adelino, mi trovo a sussurrare. Arrivederci…

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Entra nella nostra scuola
un’anima teneramente triste
un nonno timido e dolce
indossa un elegante vestito
di semplice umiltà

Entra nelle nostre anime
il racconto di una fiaba nera
si insinua a piccoli passi
una scheggia di memoria
narrata sottovoce
con la stanchezza del dolore
con l’energia concitata
e smarrita di chi non può essere
dimenticato

Entra e con mani segnate
ci porta un dono sofferto
una sequenza di fotogrammi
in bianco e nero
registrati negli occhi
spiazzati da un sorriso
di un nonno bambino

La storia è più vera
grazie a te,
Adelino.

Sara Mazzei

Questa stupenda poesia è stampata su un foglietto diligentemente piegato che il signor Adelino mi mette tra le mani quasi vergognandosi.
Io che ho avuto l’onore e la fortuna di incontrarlo e di vederne il sorriso bambino e lo sguardo “spiazzato da un sorriso”, lo riconosco in ogni parola.
È uomo d’altri tempi il signor Adelino.
In lui il racconto diventa storia, una Storia da non dimenticare.

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Ho avuto in questi giorni la fortuna di incontrare il signor Adelino Pontelli, Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Il signor Adelino, 88 anni magnificamente portati, mi ha conquistato per la fierezza dello sguardo e l’orgoglio pulito che si porta dentro.

Durante l’ultima guerra, all’età di 19 anni, rifiuta di aderire alla Repubblica di Salò (uno dei pochi!) e viene per questo arrestato a Udine dai nazisti e deportato nel campo di Sudauen in Polonia e messo ai lavori forzati.
Viene trasferito successivamente nel campo di sterminio di Majdanek, situato sempre in Polonia, vicino a Lublino.
A Majdanek, il giovane Adelino è costretto a lavorare ai forni crematori: costretto a inserire, uno a uno, a mani nude, i corpi dei morti.

Ricorda: “Tra il ’41 e il ’44, a Majdanek, furono uccise e cremate 360.000 persone”.

Il signor Adelino viene più volte trasferito e giunge infine al campo di Dachau.
Da lì, appresa la fine del conflitto e recuperati pochi stracci per coprirsi, fugge e affronta da solo un viaggio di 500 km, valicando a piedi le montagne, per raggiungere l’Italia, senza nemmeno attendere la Liberazione degli Alleati.

Mentre racconta, il signor Adelino ha gli occhi lucidi, ma la voce ferma e sicura dei giusti.

Mi mostra anche le medaglie al merito ricevute.
Oltre alla Medaglia di Cavaliere, il signor Adelino ha ricevuto la Medaglia d’onore di cui furono insigniti i deportati militari e civili della II Guerra Mondiale.

La vista delle medaglie mi commuove, ma ancor più mi toccano il cuore il viso e le mani nodose di questo eroe, uno dei pochi militari veronesi che seppe alzare la testa e dire “no”, conoscendo il duro prezzo di una scelta coraggiosa.

È in momenti come questo, di fronte a “eroi quotidiani” che mi sento parte di un popolo, quello italiano, ormai purtroppo in fase di estinzione…

Non riesco a trovare dati precisi, ma dovrebbero essere stati 750.000 i militari italiani imprigionati dopo l’8 settembre 1943.

Il signor Adelino Pontelli è uno di loro, uno dei coraggiosi che dissero “no”.

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