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Archive for the ‘DIARIO PICCOLO’ Category

La voce di un bambino

Una storia raccontata in modo semplice e diretto, come solo la voce di un bambino sa fare.

In questo libro non conosceremo i nomi dei protagonisti della storia, non leggeremo dialoghi: è un diario in tutto e per tutto, dove ritrovare, in un contesto che sa di passato, la vera quotidianità.
Dalla cucina della nonna agli scherzi alla sorella, dai discorsi dei grandi ai giochi dei bambini, si arriverà al dramma (preannunciato nella prefazione), raccontato con una sincerità disarmante e con quel pizzico d’ingenuità che si concedere solo ai bambini, coloro che hanno in sé la voglia (e l’esigenza) di continuare a sognare e a sperare; i portavoce del futuro.

“Diario piccolo” è un libro che non mi sento di valutare come “prodotto letterario” in quanto si tratta di un’esperienza di vita; l’autrice è infatti impersonata nel piccolo protagonista.

Leggetelo, vi sarà impossibile trattenere la lacrimuccia.

di Valentina Bellettini

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Condotti da un bambino in un viaggio nel dolore

La malattia della madre vissuta con identico strazio sulla propria persona

Viviamo in un’epoca attraversata da molti spauracchi: miseria, solitudine, disamore. Ma quella più forte è certamente la paura della malattia e se la malattia si chiama cancro, la paura diventa terrore. Per questo motivo leggere Diario piccolo della legnaghese Rosa Noci (edizione Il Pavone, pp98, euro 9), pur rendendoci commossi partecipi di un viaggio nel dolore, apre un salvifico spiraglio sulla meta della speranza.
Prefato, con la grazia che gli è consueta, dalla penna di Dino Coltro – scrittore e poeta che ha dedicato gran parte della sua vita allo studio delle antiche tradizioni popolari veronesi e venete, pubblicando una trentina di libri e il famosissimo “Lunario Veneto” – e introdotto dalle note scientifiche di Massimo Busani, il chirurgo che ha operato Rosa di neoplasia al seno, intervenendo con esito felice, il “Diario” ci apparirà forse piccolo per la brevità delle pagine, ma non certo tale in quanto al valore dei sentimenti. Infatti, l’amore è il vero protagonista di questa scrittura, quello che tiene unita strettamente una famiglia, prima serena e poi ulcerata dalla scoperta della malattia.
Ricorrendo ad un escamotage letterario, l’autrice prende in prestito la voce di un bambino che sarà l’ingenuo io narrante.
“Ho dovuto fingere di non essere figlia per poter narrare di lei, della mia imperfetta, adorabile mamma”.
E già Busani – introducendoci alla lettura – ci aveva preavvertito di come l’amore sia stato nella vita di Rosa “geneticamente trasmesso” e quindi essenziale nel superare il doloroso scoglio di aver patito il reiterarsi della malattia materna, rivivendo sulla sua persona lo stesso strazio, fortunatamente con epilogo diverso, perché “Rosa ha saputo riprendere il volo della vita”.
Il bambino che ci racconta la storia di famiglia suscita immediata simpatia, con i suoi ingenui stupori, il suo entusiasmo per le impareggiabili polpette della nonna (munita di una borsa porta-tutto emula della Mary Poppins delle nostre storie infantili) col suo amore per la campagna, ricca di piante ed animali, anche quelli che normalmente creano repulsione (“A me i lombrichi non fanno schifo. Poverini, anche loro sono creature di Dio e non fanno male a nessuno”). Attraverso la sua voce possiamo sentire il profumo della normalità quotidiana di una famiglia unita, felice; ci è dato godere di tavole apparecchiate, di brevi soggiorni al mare con l’affettuosa nonna, di sorridere per le piccole schermaglie con la sorella più grande, finché non esplode la tragedia della malattia della nonna e – acutamente sottolinea Coltro – “la parola prima alta e sonora si affievolisce nella stanchezza e debole si fa il gesto solitamente vivace; il camminare non trova più il passo della vita. In questa parte del libro, Rosa Noci acquista una capacità di introspezione notevole. Non usa più il tono pacato del diario, anche se i sentimenti ci sono ancora tutti, ma straziati, incapaci di ridare, con l’integrità di prima, l’amore, la serenità, la pacatezza del cuore”.
Rosa ha patito la perdita della madre, raccontata dalla voce – schermo del bambino, ma – scrivendone – ha elaborato il lutto e, fatto importantissimo, ha ripreso a vivere consapevole di essere guarita dalla sua neoplasia al seno, potendo confortare a sua volta molte donne passate attraverso il suo calvario.

di Grazia Giordani, giornalista

Per un assaggio del libro clicca sul seguente link:

http://scrignoletterario.it/node/495

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Jun 26, 2012
Piperitapitta

Quando ho deciso di partecipare alla catena di lettura di “Diario piccolo” di Rosa Noci avevo letto le parole di presentazione nella scheda del libro qui su aNobii, ma quando poi il libro è arrivato, qualche mese dopo, le avevo completamente dimenticate.

Ho iniziato a leggere la presentazione E mi si è gelato il sangue, perché si parlava di tumore al seno e io, dopo un paio di giorni, dovevo recarmi in ospedale per eseguire una mammografia di controllo; un controllo che da poco più di un anno fa, quando mi sono sottoposta al “Mammotome”, una biopsia diagnostica che si effettua sotto mammografia, è diventato per me motivo d’ansia.
Quindi l’ho richiuso e mi sono detta “non adesso”.

Poi, per fortuna, il giorno dopo ho cambiato idea e ho iniziato a leggerlo; dico per fortuna perché questo “piccolo diario” è tutt’altro che triste e nonostante abbia avuto per l’autrice la funzione catartica di ricordare la madre scomparsa a causa della malattia e di esorcizzare, forse, lo stesso male che l’ha colpita qualche tempo dopo, è pieno di vita e di dolcezza.

Non ha voluto, Rosa Noci, narrare in prima persona tutti i ricordi che le si affastellavano nella mente e ha preferito allora affidarsi alla voce di un bambino che ci racconta giorno per giorno la sua vita quotidiana – l’affetto pieno di entusiasmo che lo lega ai nonni, il rapporto conflittuale con la sorella maggiore e l’improvviso “mormorio” che rende misteriosi i suoi genitori separando gli affetti dalla sua vita piena di giochi e spensieratezza – regalando a noi lettori un linguaggio semplice ma profondo, ricco di emozioni e di aneddotti che molti riconosceranno come propri e ai quali non saranno capaci di sorridere senza provare un pizzico di nostalgia.
Grazie Rosa, soprattutto per il tuo impegno che nasce da un dolore profondo e con il quale ricordi a tutti noi l’Importanza della prevenzione.

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29/04/2011
Mantova ai primi posti nella lotta al tumore al seno

Nel corso del 2008 nella provincia di Mantova più di 52.000 donne sono state invitate a partecipare al programma di screening mammografico organizzato: Mantova ha dunque raggiunto il 100% dell’estensione del programma e ciò significa che tutte le donne che per età rappresentano la popolazione bersaglio per il controllo delle neoplasie mammarie sono state raggiunte dall’invito.
Un’estensione capillare che supera di molto la media nazionale, ferma al 62%, e che oltrepassa anche la media regionale, che si attesta intorno all’83%.
Anche il dato della partecipazione al programma testimonia l’efficienza dell’A.O. Carlo Poma e il successo delle politiche sanitarie della ASL mantovana nella tutela della salute delle donne contro le insidie di una diagnosi tardiva di tumore al seno: Mantova raggiunge, infatti, una percentuale di adesione da parte delle donne del 70,1%, quasi il doppio rispetto all’esiguo tasso d’adesione nazionale del 36% – che drammaticamente rappresenta i ritardi che i programmi di screening hanno subito nelle regioni meridionali della nostra Penisola – e più alto rispetto al 64,3% della media lombarda.
La sinergia tra ASL e Breast Unit, insieme all’eccellenza degli specialisti che la compongono, ha reso possibile raggiungere il traguardo del 100% di interventi chirurgici conservativi eseguiti su tumori più piccoli di 2 cm, superando anche in questo ambito la già buona media lombarda, che è dell’85,8%.
Inoltre, come sottolinea Emanuela Anghinoni, Responsabile organizzativo dello Screening Mammografico della ASL di Mantova, “nel 2010 è stata effettuata la prima rilevazione dei cancri d’intervallo, cioè quelli che compaiono nell’intervallo tra due mammografie di screening, che rappresentano un indicatore di sensibilità del programma.
Allo stato attuale, solo pochi programmi italiani sono in grado di registrarli, poiché si rende necessaria una forte integrazione tra tutti gli attori del sistema e una robusta piattaforma tecnologica capace di garantire l’accesso ai dati necessari”.
Sono ben 17.000 le mammografie di screening che ogni anno vengono effettuate nei Centri dislocati sul territorio mantovano: tuttavia, migliorare la risposta della popolazione femminile alle campagne di screening rimane un obiettivo primario: a tal fine la Breast Unit della A.O. Carlo Poma, insieme alla ASL di Mantova, promuove la distribuzione al pubblico di un opuscolo informativo sulla patologia, insieme a un “doccino”, un semplice promemoria visivo che può essere comodamente appeso nella doccia di casa, per eseguire correttamente l’auto-palpazione al seno.
Questa iniziativa s’inserisce nella campagna “I Trust You – Mi fido di voi”, sostenuta da Roche, che ha come filo conduttore il rapporto di fiducia tra paziente e specialista e che promuove il costante e quotidiano impegno dei clinici e dei principali Centri italiani di Oncologia, come quello mantovano, nella diagnosi precoce e nel trattamento del tumore al seno.
“Lo Screening Mammografico è stato sicuramente la spinta propulsiva alla formazione di un gruppo di specialisti dedicati alla diagnosi e alla cura del tumore al seno” – spiega Massimo Busani, Direttore della Struttura Interdipartimentale di Senologia dell’A.O. Carlo Poma – “ogni anno vengono operati circa 250 nuovi casi di tumore al seno; circa il 60% sono tumori non palpabili (di diametro inferiore ad 1 cm), che richiedono per la loro rimozione una sinergia collaborativa tra Radiologia, Medicina Nucleare, Chirurgia e Anatomia Patologica. Da oltre 10 anni viene eseguita la biopsia del linfonodo sentinella, che ha permesso di evitare a circa il 75- 80% delle donne inutili svuotamenti linfonodali ascellari. Particolare attenzione è stata inoltre posta alla qualità della vita delle pazienti: con l’utilizzo di tecniche di Chirurgia Oncoplastica applicate sia nella fase conservativa sia in quella demolitiva (ricostruzione protesica immediata) siamo in grado di raggiungere risultati cosmetici impensabili fino a pochi anni fa. Inoltre – sottolinea Busani – nel Percorso Diagnostico-Terapeutico Aziendale, che ha come scopo principale quello di “prendersi cura e in carico” in maniera completa tutte quelle donne a cui viene diagnosticata una neoplasia mammaria, le pazienti che lo necessitano possono avvalersi di terapie riabilitative sia psicologiche sia fisioterapiche, con personale specialistico dedicato”.
Presso la Struttura Complessa di Oncologia Medica ed Ematologia dell’A.O. Carlo Poma di Mantova afferiscono ogni anno circa 280-300 nuove pazienti affette da neoplasia mammaria.
“Insieme alla diagnosi precoce che svolge un ruolo essenziale ai fini della diminuzione della mortalità per tumore al seno” – afferma Enrico Aitini, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica ed Ematologia, dell’A.O. Carlo Poma – “l’avvento di nuovi farmaci a bersaglio molecolare ha aumentato le possibilità di guarigione delle pazienti con malattia in stadio iniziale e ha migliorato il controllo della malattia in fase avanzata. In forme particolarmente aggressive come quelle HER2 positive, trastuzumab ha consentito di aumentare le prospettive di sopravvivenza”.
Contro una patologia che colpisce la donna in una parte del corpo così altamente simbolica, le armi devono essere multiple: non solo dunque la diagnosi precoce attraverso la mammografia che, come ribadisce Susanna Carra, Responsabile del Centro di Screening mammografico dell’A.O. Carlo Poma, “è l’unico esame in grado di individuare il cancro, essendo tutti gli altri esami utili ma posteriori o complementari”, ma anche terapie mirate, personalizzate con l’ausilio della diagnostica molecolare applicata alla clinica.
Alberto Bellomi, Direttore del Centro di Diagnostica Istocitopatologica, Servizio di Anatomia Patologica dell’A.O. Carlo Poma, rileva infatti che “è dallo studio delle diversità biologiche della cellula neoplastica che si individuano innovative opzioni farmacologiche, che consentono di realizzare un farmaco mirato che possa svolgere la sua azione solo sulla componente tumorale, liberando l’organismo della donna dall’assunzione di veleni che possono danneggiarlo”.
La terapia mirata, in grado di trattare efficacemente le forme più piccole e aggressive del tumore al seno, è il frutto della ricerca e dell’impegno di aziende farmaceutiche particolarmente lungimiranti. Come dichiara Fabio Gambini, Group Leader Oncology & Haematology di Roche S.p.A., “l’obiettivo ultimo di Roche è fornire ai pazienti tempo in più da vivere e per il tumore al seno questo obiettivo si sta sempre più concretizzando: solo 10 anni fa le prospettive per una paziente con carcinoma mammario metastatico non superavano purtroppo gli 8-10 mesi, oggi, grazie ai progressi della ricerca e all’avvento delle terapie innovative, i traguardi sono ben altri.
Ma l’impegno non si ferma qui” – continua Gambini – “abbiamo già messo a disposizione di medici e pazienti 5 farmaci innovativi e attualmente la nostra pipeline è composta da ben 36 nuove molecole, di cui 5 in una fase molto avanzata di sviluppo. La collaborazione con i principali centri oncologici italiani, come quello di Mantova, permette di sperimentare e rendere disponibili nuove terapie in grado di migliorare e allungare la vita delle pazienti”. I “doccini” per l’auto-palpazione e l’opuscolo contenente informazioni utili sul tumore al seno e sulla Breast Unit mantovana sono disponibili gratuitamente al pubblico presso l’Azienda Ospedaliera Carlo Poma.

Locandina ospedale Mantova

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Eccomi!

Oggi ho creato il mio space! Mi aiuta un’amica. Sono molto felice!

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