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Archive for the ‘AMBIENTE’ Category

Da L’Arena di martedì 12 febbraio 2013
pagina 39

GAZZO.
L´albero è caduto in via Coazze
Platano sradicato cade su una casa
Bloccato il traffico
Per liberare la strada ostruita sono intervenuti i vigili del fuoco

È stato il forte vento, che ieri imperversava nella Bassa, a far crollare un platano di grosse dimensioni in via Coazze, all´altezza del civico 2.
Erano da poco passate le 16, quando una serie di raffiche più intense delle precedenti ha sradicato l´albero da un giardino privato facendolo piombare sulla strada.
Nell´impatto, la pianta ha abbattuto la recinzione dell´abitazione del confinante arrivando a sfiorare poi con i rami il muro della casa.
La viabilità sulla strada comunale è rimasta quindi bloccata richiedendo l´intervento dei carabinieri per evitare danni agli automobilisti in transito, già in difficoltà per la fitta nevicata in corso.
Sul posto è giunta anche una squadra dei vigili del fuoco di Legnago per accertare i danni subiti dall´abitazione colpita dall´albero e soprattutto per tagliare il tronco in modo da liberare la strada. La caduta del platano ha provocato molto spavento tra i vicini ma fortunatamente non vi sono stati danni strutturali all´abitazione.
I vigili del fuoco hanno comunque lavorato per oltre un´ora prima di rendere nuovamente transitabile via Coazze.
Altre piante si sono sradicate, abbattendosi sulla strada, in via Ca´ Rotte a Cerea e alla periferia di Minerbe.

RI.MI.

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La lettura dell’articolo de L’Arena mi ha letteralmente commosso perché l’albero di cui si parla io lo conoscevo bene e so che ci rimarrebbe male sentendo d’essere stato scambiato per un platano, con tutto il rispetto che meritano i platani!

L’albero appesantito dalla neve e sradicato dal vento era in verità un Pioppo cipressino, in dialetto “cipressina” o “pigna”, secondo la scienza Populus nigra ‘Italica’.

Mio padre, presente all’evento insieme ad altre persone del paese, ha specificato che il “caduto” era una cipressina e non si capacita del banale errore… evendone lui e gli altri “esperti” locali più volte precisato il nome a inquirenti e giornalisti…

L’albero faceva parte infatti del parco secolare di un’antica casa contadina, la casa dove sono cresciuta. E ancora ricordo che il progetto di costruzione delle case in questione, una delle quali ha subito danni, fu criticato proprio per la prossimità al parco antico.
Ma si sa come funziona nel nostro Paese… il buonsenso del popolo deve arretrare di fronte ai calcoli e alle ragioni di architetti e politicanti.

Per essere precisi inoltre aggiungerei che “gli automobilisti in transito” non erano altro che persone residenti e passanti, attirati dalla particolarità dell’evento, perché mica capita tutti i giorni lo sradicamento di una pianta secolare!
E il transito per via Coazze è limitato, molto limitato… Ci passano le poche famiglie residenti…

Tornando alla povera pianta, io e i miei fratelli e così gli altri bimbi della “corte” la conoscevamo bene, avendo trascorso intere giornate giocando all’ombra degli alberi del parco e arrampicandoci come scimmie sui loro tronchi e sui rami. Sono convinta, anzi sicura, che Cipressino ora ci osservi incuriosito dal Paradiso e si domandi un po’ stranito come qualcuno abbia potuto scambiarlo per un platano…

Accipicchia, stavo dimenticando: Cipressino viveva a Pradelle di Gazzo Veronese, Pradelle, frazione di Gazzo.
Anche questo avrebbe voluto fosse specificato…

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LETTERA APERTA
ALL’On. PIERLUIGI BERSANI

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Gentile candidato alla Presidenza del Consiglio, On. Pierluigi Bersani,
La ringraziamo per il rispetto che concede a chi “non crede” nell’utilità della sperimentazione animale. Ma questa affermazione è fuori luogo in quanto la sperimentazione animale non è un dogma, bensì una pratica di ricerca biomedica, che è “credibile” soltanto se ha validità scientifica.
I governanti e legislatori che, come Lei, si schierano a fianco alle aziende chimiche nel farci credere che con i test su animali si tuteli la salute umana (in quanto “ahimè, non vi sono al momento altri metodi utilizzabili”) senza essersi preoccupati di verificare questi due assunti, commettono un errore imperdonabile di negligenza e di superficialità.
A fianco alla voce di chi si oppone alla sperimentazione animale sul fronte delle scelte etiche (86% dei cittadini europei, indagine Commissione, 2006; 87% Eurispes 2013), esiste un’altra voce, deliberatamente negletta – fino a oggi generalmente soffocata, se non censurata sui mezzi d’informazione di massa – di scienziati coraggiosi e onesti che si battono per spiegare e dimostrare con i loro studi (oggi pubblicati sempre più spesso sulle grandi riviste scientifiche, come Nature, Scientific American, Science, ecc.) che il cosiddetto “modello animale” non ha alcuna predittività per l’uomo, non farà dunque progredire la medicina e neppure (cosa ancor più grave) potrà dare indicazioni utili a tutelare la nostra salute da un ambiente reso sempre più aggressivo con varie forme d’ inquinamento (vedi il caso dell’amianto, autorizzato al commercio in quanto testato su animali).
Uno degli elenchi lunghissimi di questi testi è consultabile su
http://www.equivita.it/index.php/it/sperimentazioneanimale/approfondiresperim oppure vedi (1) per informarti su tre di questi risultati, scelti a caso.
In quanto al Suo secondo assunto, secondo il quale i metodi alternativi scientificamente accettabili non esistono ancora, esso rivela un’ulteriore grave lacuna nell’informazione che Lei ha ricevuto.
I metodi alternativi, che sono i soli scientificamente accettabili, in quanto non si deve scordare che la sperimentazione animale NON LO E’, non solo esistono (veda nel suddetto elenco gli articoli su Nature e tante altre riviste altamente qualificate), ma sono anche stati molto spesso già adottati in tutti i continenti.
Ad esempio, negli Stati Uniti, per un piano federale quinquennale di tossicologia cellulare, dopo la pubblicazione nel 2007, da parte del Consiglio Nazionale delle Ricerche, su richiesta dell’Agenzia per l’Ambiente, del Rapporto intitolato “Tossicologia del XXI secolo”.
Questo annunciava come, nei test di tossicità (75% della ricerca su animali), lo studio poco affidabile dell’animale vivo avrebbe ceduto il posto allo studio in vitro delle cellule umane, e avrebbe costituito un “cambiamento epocale” nella ricerca biomedica, paragonabile ad altri momenti importanti nella storia della scienza, ad esempio quelli determinati dalla scoperta della penicillina, quella del DNA o quella del computer.
I nuovi metodi d’indagine sulle cellule umane, che dobbiamo ai progressi rivoluzionari della biologia e della genetica, analizzano gli effetti di una sostanza e anche quelli combinati di diverse sostanze (in dosaggi e in combinazioni diverse) e offrono la possibilità reale di prevedere e di prevenire effetti dannosi alla salute e all’ambiente.
Questi metodi, tra cui la tossicogenomica, che è in grado di far conoscere le variazioni subite dai geni umani in presenza di una sostanza tossica, aprono orizzonti talmente smisurati da non poter nemmeno lontanamente essere messi a paragone con le conoscenze assai ridotte (oltre che errate per qualsiasi specie che non sia quella analizzata) fornite dall’animale.
Sono metodi robotizzabili (duplicabili), rapidissimi, mentre per i test richiesti dal Regolamento Europeo REACH (per la valutazione e regolamentazione delle sostanze chimiche immesse nell’ambiente) le 30.000 sostanze da analizzare richiederebbero, su animali, non meno di mezzo secolo, anche usando tutti i laboratori esistenti nella UE.
Una volta fatti gli investimenti necessari per la riqualificazione dei laboratori, i nuovi metodi sono anche infinitamente più economici.
Tuttavia i legislatori europei non hanno voluto ascoltare gli esperti che appositamente si erano recati a Bruxelles per istruirli sulla necessità di basare REACH su prove di tossicità moderne e affidabili (vedi conferenza stampa promossa da EQUIVITA e ANTIDOTE a Bruxelles il 11/11/05) e, lasciando che il metodo di tossicologia di base rimanesse quello sull’animale, hanno vanificato l’immenso impegno dello stesso Parlamento europeo nell’elaborazione della legge, come pure l’impegno successivamente assunto dagli Stati membri per ridurre l’inquinamento chimico nell’ambiente.
Il risultato è quello di una crescita rapidissima delle malattie tumorali e neuro-degenerative, e di tanti altri effetti nocivi, quali la sterilità.
Perché non sono stati “validati” e autorizzati i nuovi metodi di ricerca tanto utili ed efficaci?
La prima ragione è la procedura lunghissima richiesta dalla UE (10 anni in media; quando giunge l’approvazione il metodo è già superato), ma la più importante, è che viene presa come “gold standard”, ovvero pietra di paragone per la valutazione dei risultati, proprio la sperimentazione su animali (SI’, proprio lei, che è il solo metodo che non ha mai subito il test della “validazione” !).
Facile capire che non si giunga a dei risultati.
Ma la ragione per cui comunque viene tuttora dato credito alla sperimentazione animale – per la quale i nostri discendenti non riusciranno né a giustificarci né a “rispettarci” – è che essa consente di lasciare quell’alone d’incertezza sui risultati ottenuti, molto comodo per evitare responsabilità o procedimenti legali nel caso di danni alla salute (“abbiamo fatto il possibile, ma tutti sappiamo che il test non sempre è predittivo”).
Di più: la sperimentazione animale consente di predeterminare in una certa misura la risposta.
Come ha dimostrato la polemica sorta di recente riguardante l’esito dei test fatti su roditori del mais OGM in Francia (“hanno usato il ceppo di topi più resistenti al cancro” oppure “hanno usato la specie animale più idonea a subire effetti negativi”).
Il Comitato Scientifico EQUIVITA e ANTIDOTE-EUROPE propongono all’On. Pierluigi Bersani (che si è giocato molti voti con questo giudizio avventato) di programmare al più presto – nell’ipotesi di una sua vittoria nelle prossime elezioni – un’audizione e un dibattito pubblico in Parlamento, in cui questo tema tanto importante e tanto trascurato venga affrontato, senza censure e senza preclusioni.
Occorre infatti capire che la tutela della ricerca scientifica e la tutela degli animali vanno esattamente nella stessa direzione e che il Parlamento Europeo, nell’emanare la Direttiva 2010/63 ha perso un’occasione unica per consentire alla UE quell’aggiornamento e quel progresso scientifico che tutti aspettavamo.

NOTA 1:
– Il 92% delle sostanze che superano i test su animali non passano la prima delle successive 4 fasi di test sull’uomo (Anne Harding. More Compounds Failing Phase I. The Scientist September 13, 2004.).
– Il modello animale fallisce, nel trasferire i risultati positivi all’uomo, nel 67% dei casi, (Hackam & Redelmeier.
Translation of research evidence from animals to humans. [research letter]. JAMA 2006; 296(14): 1731-2.)
– nella ricerca di base, il modello animale porta a risultati utili nell’uomo solo una volta su 25.000, ovvero lo 0.004% delle volte (Crowley WF jr: “Translation of basic research into useful treatments: how often does it occur?”, Am. J. Med., 114(2003), pp. 503-5)
– l’80% delle proteine umane differiscono da quelle dello scimpanzè, specie più vicina al’uomo (Glazko G, Veeramachaneni V, Nei M, Makałowski W. Eighty percent of proteins are different between humans and chimpanzees. Gene. 2005 Feb 14;346:215-9.)

EQUIVITA
Comitato Scientifico Antivivisezionista
Via P. A. Micheli, 62 00197 Roma
Tel. +39.06.3220720
Cell. 335.8444949
Fax +39.06.3225370
emailto: equivita@equivita.it
facebook: http://www.facebook.com/equivita.comitatoscientificoantivivisezionista
Per donazioni:
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http://www.equivita.it

Rosa

E due parole le vorrei dire anch’io all’onorevole e lo pregherei di riportare le informazioni agli esimi colleghi politici e alla schiera di seguaci.
Pensate bene a ciò che dite, scrivete, usate per la propaganda.
Pensate che ciò che dite e scrivete si ripercuote sulla società, sull’ambiente e sulle creature viventi, oltre a esservi utile per raccogliere voti…
Ciò che usate talvolta è “vivente”, fatto di carne e sangue, capace di atti e sensazioni…
La conquista di un VOTO, non giustifica ogni vostra azione fine a riceverlo!!!

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La Vegan Society offre la seguente definizione di veganismo:
« La parola “veganismo” denota una filosofia e un modo di vita che si propone di escludere – nella misura in cui questo è praticamente possibile – tutte le forme di sfruttamento e di crudeltà verso gli animali perpetrate per produrre cibo, indumenti o per qualsiasi altro scopo; e per estensione, promuove lo sviluppo e l’uso di alternative non-animali, per il bene dell’uomo, degli animali e dell’ambiente. Da un punto di vista dietetico indica la pratica di evitare qualsiasi prodotto derivato, in tutto o in parte, dagli animali. »

In linea di massima, ammiro una scelta del genere che ritengo valida in generale per il bene dell’ambiente, ormai sfruttato all’inverosimile a causa dell’avidità e della fame di potere e ricchezza dell’uomo.

Come credente, sono allibita dalle parche e tiepide parole della Chiesa in tal senso. E ancora più basita mi lasciano le uscite di eminenze varie che definiscono le persone come me “profeti di disgrazie”, quando non seguaci dell’anticristo…

Siamo ancora qui a pontificare sulla superiorità dell’uomo e sul dominio su tutto ciò che si muove e cresce sulla terra… e sembra non ci accorgiamo che l’uomo sta trasformando ciò che era “cosa buona” in rifiuto non riciclabile, quando non tossico o nocivo…

Insistiamo a blaterare dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio e perciò “superiore” rispetto al resto delle creature ma, diamine, io prego che Dio sia diverso da me… anni luce…

E mi vergogno di come stiamo malamente gestendo ciò che Egli ci ha affidato e che, proprio per amor Suo, dovremmo rispettare…
Il mondo non è nostro e noi non siamo Dio.

Gli ordinati e i religiosi che parlano di Verità e pensano di possederla mi spaventano. Mi spaventa la loro sicurezza. Mi spaventa la loro critica alle religioni e alla fede di altri da noi.

Noi siamo “bambini” e vediamo da bambini… O forse sarebbe meglio rimanessimo davvero bambini…
Non siamo comunque nella posizione di dettare legge e abbiamo una conoscenza imperfetta…

Cristo stesso ha avuto momenti di dubbio.
E, per un cristiano, Cristo è l’unica certezza. Tutto il resto è accessorio.
Ma la Chiesa di oggi pare aver deciso di rendere necessario l’accessorio, tanto che Gesù lo si nomina troppo spesso invano…

Tornando al discorso iniziale, ammiro la scelta vegana, ma non alcune indicazioni che a me paiono eccessi. In un sito addirittura si consiglia di eliminare i capi di abbigliamento e gli accessori in lana, seta, cuoio, piuma, ecc. donando ai bisognosi e di acquistare capi in materiale vegetale.

Dirò la verità: ora che comprendo il sangue e il dolore delle creature che stanno dentro ciò che indosso, credo di fare cosa giusta utilizzando con maggior rispetto ciò che il mio guardaroba contiene ed evitando di scartare, come siamo soliti fare in molti, capi ancora utilizzabili, conservandoli per il maggior tempo possibile.

Nel sito http://www.farwest.it ho trovato ciò che riporto di seguito.

Prima di iniziare la caccia i Capi sceglievano i cacciatori più bravi e veloci a cui affidavano il compito di attaccare per primi la mandria. Il loro bottino era destinato a tutti coloro che non erano in grado di provvedere a se stessi: i poveri della tribù, le vedove, le donne non maritate, i vecchi, gli omosessuali e tutte quelle persone che non partecipavano alla caccia.

Per chiudere la giornata i capi e gli sciamani sceglievano l’animale più grosso e l’offrivano al Grande Spirito in segno di riconoscimento per quel cibo e di rammarico per quella morte. Poi, piantate le tende, dopo la scorpacciata serale di carne di bisonte, si formava un circolo attorno al fuoco centrale del villaggio, si pregava e si chiedeva perdono al Fratello Bisonte per avere sparso il suo sangue. Il massacro era stato necessario per assicurare la sopravvivenza della tribù. Tutti si impegnavano, per il futuro, a non uccidere più animali di quanti ne fossero necessari al popolo. La carcassa, dopo la cerimonia, restava all’aperto per molti giorni, prima di essere bruciata e le ceneri sparse al vento della pianura perché fossero come i semi portati dagli insetti e dagli uccelli per assicurare la rinascita di molti altri bisonti.

Una volta un vecchio indiano disse che tutto ciò di cui il suo popolo necessitava per una vita felice era il bisonte: esso dava tutto agli indiani eccetto l’acqua ed i pali per le tende. Con il bisonte, il popolo rosso della prateria trovava appagamento a tutte le sue necessità.
Era il dono che il Grande Spirito aveva dato agli indiani.

D’ora in poi sarò più attenta anche alle etichette dei capi d’abbigliamento, evitando nel mio piccolo dolore ai più deboli… ma finché non torneremo al concetto di non “sprecare” e limitarci a ciò che è necessario, credo sarà difficile che qualcosa cambi.

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Nonostante nel Comune di Legnago un’ordinanza vieti i botti dalle ore 20.00 di oggi alle 8.00 del 1 gennaio, le “prove tecniche” sono iniziate da qualche ora…

Vedremo se, allo scadere della mezzanotte, i cittadini legnaghesi si comporteranno bene o se, come spesso accade nella nostra Italia, ognuno farà ciò che vuole fregandosene di ordinanze e consigli vari.

I botti di Capodanno, secondo la tradizione, dovrebbero allontanare le forze del male e gli spiriti maligni che si scatenano nel momento del passaggio dal vecchio al nuovo anno.
Forse attualmente rappresentano più che altro la gioia per l’arrivo dell’anno nuovo.

In casa mia vivono una cagnolina di 12 anni che ogni anno sta male e, rispettivamente da primavera e fine estate, una Micia di 10 anni e un cane, Ginger, di 2 anni di cui non posso ancora conoscere le paure in quanto ai botti.

Per quanto mi riguarda, ho un’avversione “genetica” per i botti e per chi ne fa uso.
Per chi ne fa uso “sconsiderato” proporrei i lavori forzati… a suon di petardi e botti registrati e trasmessi in cuffia.
Smetterei di passare cure gratuite a chi si fa male facendoli scoppiare e proporrei un pagamento in natura, costringendo il “dinamitardo” a lavori socialmente utili per ripagare le spese.

Gli spiriti maligni mi pare evidente che non li temono ‘sti maledetti botti.
La felicità si può manifestere in molti altri modi. Non so… abbracciando e baciando i nostri cari e destinando i soldini risparmiati dai botti a qualche buona causa.

Non dico altro.

Per i curiosi, di seguito alcuni dati interessanti del 2012.

Botti 2012: 2 morti e 595 feriti, 76 i bimbi

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A ciò si aggiungano 132 cani uccisi e 450 fuggiti, 105 i gatti morti e oltre 500 quelli fuggiti¹.

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Secondo i dati divulgati da Aidaa, inoltre, dal 1990 al 2012 sono state 17.000 le persone mutilate (delle quali oltre 2.500 nella sola Campania) a causa dei botti di Capodanno.

– Di tali vittime, oltre 5.000 le mutilazioni dovute a responsabilità di terzi e oltre 2.000 coloro che per tale motivo percepiscono la pensione di invalidità;

30.000, inoltre, sono gli animali morti per colpa dei botti negli ultimi venti anni.

¹AIDAA, Associazione Italiana in difesa di Animali e Ambiente

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Raoni Metuktire è un capo della tribù Kayapó, e una figura internazionale emblematica della lotta per la conservazione della foresta amazzonica e la cultura indigena.

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Lui è l’uomo che piange in questa foto.
A queste lacrime credo e per queste lacrime anch’io piango.
Esse rappresentano la disperazione del giusto di fronte all’ingiustizia compiuta da uomini senza Dio, ingiustizia compiuta con il beneplacito de chi la legge la detta.

Leggo su vari articoli che la sua disperazione deriva dalla scoperta che l’agenzia per l’ambiente del Brasile ha autorizzato la costruzione della diga e della centrale idroelettrica di Belo Monte, senza curarsi della devastazione che subirà il territorio e di conseguenza il popolo indigeno che vive, secondo secolari tradizioni, presso il fiume Xingu.

Il progetto infatti prevede lo sbarramento del fiume, uno dei maggiori affluenti del Rio delle Amazzoni e il conseguente allagamento di circa 500 chilometri quadrati di foresta amazzonica: più di 40.000 persone saranno costrette ad abbandonare i loro territori, la loro casa, la loro storia.

Da ciò che leggo ancora l’esistenza stessa degli indigeni in quella zona viene ignorata e i loro diritti vengono calpestati al punto che il FUNAI (Dipartimento brasiliano agli affari indiani) nel mese di maggio, ha vietato ad Azelene Kaingang, portavoce dei popoli indigeni, di partecipare al Forum delle Nazioni Unite sulle questioni indigene.

Azelene Kaingang è una sociologa impegnata nella difesa dei diritti degli indigeni del Brasile da oltre 20 anni e si dichiara scioccata e arrabbiata.
Avrebbe partecipato al dibattito senza alcun onere finanziario per il Brasile.
Doveva fare un intervento sulla mancata consultazione dei popoli indigeni da parte del governo brasiliano in merito alla diga Belo Monte, e sul rifiuto delle autorità brasiliane di ascoltare la raccomandazione della Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani, secondo cui il progetto avrebbe dovuto essere sospeso per ragioni di ordine sociale e ambientale.

La Commissione Inter-Americana per i diritti umani raccomandava al governo brasiliano di sospendere la costruzione della diga e consultare le comunità che subirebbero l’impatto del progetto, così come previsto sia dalla legge brasiliana sia da quella internazionale
.
Se dovesse essere costruita, la diga devasterebbe un territorio di oltre 1500 kmq e ridurrebbe le riserve di pesce da cui dipende la sopravvivenza delle numerose tribù dell’area.

Ha anche sollecitato le autorità ad adottare “valide misure” per proteggere le vite degli Indiani incontattati dell’area e prevenire la diffusione di malattie.
L’ondata di immigrazione alimentata dalla costruzione della diga minaccia in particolare i popoli isolati, che hanno basse difese immunitarie verso malattie comuni per noi come l’influenza, ma potenzialmente fatali per loro¹.

I Kayapó sono detti “il popolo del fiume”.
Non sarebbe anche solo il nome un baluardo dei loro diritti?

La violenza della società che si definisce civile è purtroppo senza fine.
Caino uccide Abele ogni giorno e lo fa con l’arroganza sempre maggiore della nostra “civiltà tecnologica”. Una civiltà sfrontata, ridotta a servizio degli dei gemelli, Ricchezza e Potere.
L’uomo che in origine si riconosceva figlio della Terra, ora compra e usurpa senza pietà sua madre e i figli di sua madre che nemmeno riconosce essere parte della sua stessa famiglia.
Gli uomini di fede sussurrano quando dovrebbero gridare come i Profeti.

Ci chiamano “profeti di sventura”.
Ebbene sia.

Dice Isaia:
1Guai a coloro che fanno decreti iniqui
e scrivono in fretta sentenze oppressive,
2per negare la giustizia ai miseri
e per frodare del diritto i poveri
del mio popolo,
per fare delle vedove la loro preda
e per defraudare gli orfani.
3Ma che cosa farete nel giorno del castigo,
quando da lontano sopraggiungerà la rovina?
A chi ricorrerete per protezione?
Dove lascerete la vostra ricchezza?

Dal Capitolo 10

È scritto nel Salmo 24 (23)
1 Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
2 È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.
3 Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
4 Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli,
chi non giura con inganno.

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¹ Dati tratti da Survival, organizzazione dedicata totalmente ai popoli tribali e ai loro diritti.

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Il 10 dicembre si celebra la Giornata Internazionale per i Diritti degli Animali.

No alla sperimentazione animale
No allo sfruttamento e alla violenza sugli animali
No a traffico di animali
alla caccia
al bracconaggio
all’abbandono
allo sfruttamento in zoo, circhi, palii, acquari
ai combattimenti.

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Francesco Zaccaria aveva 29 anni.
Era un operaio dell’ILVA e stava manovrando una gru nell’area imbarchi, quando è stato investito in pieno dal tornado che si è abbattuto sulla zona industriale di Taranto.
Francesco non ha fatto in tempo e mettersi in salvo.
Il suo corpo è stato ritrovato a 30 metri di profondità.

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Mentre il corpo di Francesco veniva recuperato, iL Consiglio dei Ministri approvava un decreto legge per il risanamento ambientale e la continuità produttiva dell’ILVA di Taranto.

E ora, mentre scrivo, si sta celebrando il funerale di Francesco, nella parrocchia di Talsano.

Ho letto che sul molo del porto di Taranto, dove è stato recuperato il corpo di Francesco, sono arrivati il presidente dell’Ilva e il direttore dello stabilimento ed erano presenti decine di lavoratori e colleghi di reparto dell’operaio.
Ho letto che, a Genova, il corteo dei lavoratori dell’Ilva si è fermato quando è arrivata la notizia del ritrovamento del suo corpo, che si è osservato un minuto di silenzio, dopo il quale è nato un lungo applauso e le sirene dei mezzi pesanti si sono messi a suonare.

Ho letto che il sindaco di Taranto ha deciso di dichiarare il lutto cittadino in concomitanza con la celebrazione dei funerali, che il Presidente della Repubblica ha chiesto al Prefetto di Taranto di rappresentare la sua commossa partecipazione al dolore della famiglia e la solidale vicinanza ai lavoratori dell’ILVA, che il Presidente della Regione ha espresso “La più intensa solidarietà, sua personale e dell’intera comunità pugliese e le più sincere condoglianze ai familiari della vittima” e che il consiglio regionale pugliese ha osservato oggi un minuto di raccoglimento in memoria di Francesco.

Tutto ciò è commovente, ma non basta, non può bastare.

Non dobbiamo dimenticare che la magistratura aveva chiesto il sequestro e la chiusura di alcune attività dell’Ilva tarantina perché lesiva per la salute dei cittadini.

Non dobbiamo dimenticare che a questo punto si è arrivati perché, nel tempo, le normative in materia di tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini non sono state rispettate.

Non dobbiamo dimenticare che grava sull’Ilva il pesante sospetto di aver corrotto i tecnici incaricati delle verifiche, con la conseguenza di un aggravamento della situazione dello stabilimento e dei danni sulla salute dei lavoratori e della popolazione, sino ad arrivare a oggi.

Non dobbiamo dimenticare quanti rischiano il posto di lavoro a causa di questa macabra serie di inadempienze e reati.

Oggi sappiamo che, se la Procura parlava di 30 i decessi annui attribuibili all’inquinamento industriale, l’Istituto Superiore della Sanità quantifica nell’11% l’eccesso di mortalità fra Taranto e Statte rispetto al resto della regione.

Oggi Procura e Istituto Superiore della Sanità confermano anche come gli allevatori delle pecore e delle capre “alla diossina” abbattute siano anch’essi contaminati dalla diossina.

Oggi Legambiente denuncia:
“I nuovi dati degli studi epidemiologici dell’area di Taranto confermano la drammaticità della situazione sanitaria nella città pugliese.
Una drammaticità che non può farci che ribadire l’urgenza di provvedimenti che affrontino e diano soluzione a questa vera e propria emergenza: indagine sulla popolazione per limitare l’esposizione al rischio, campagne informative ai cittadini sui comportamenti da attuare o evitare per limitare i rischi, indagini sull’incidenza sanitaria degli altri importanti impianti industriali del territorio quali l’Eni, la Cememtir e l’Arsenale marina Militare.
A Taranto ci si ammala e si muore di più in maniera intollerabile rispetto al resto della provincia e della Regione”.

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La raccolta della foglia secca

Questo il nome dato all’iniziativa promossa a Legnago dall’associazione La Verbena dell’Adige.

Gli amici de La Verbena ci ricordano che

Un ettaro di fogli morte, oltre alle muffe, può produrre milioni di zecche, zanzare, pidocchi.

Un ettaro di prateria può produrre fino a 12 metri cubi di ossigeno.

Per questi motivi, bisogna raccogliere le foglie che in autunno cadono dagli alberi. Perciò…


la MATTINA di DOMENICA 25 NOVEMBRE 2012

siamo tutti invitati al

PARCO DI LEGNAGO

per

”LA RACCOLTA DELLA FOGLIA SECCA”

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La Liguria è in questi giorni teatro dell’ennesima gravissima emergenza ambientale.

Ad Alberga, in località Campochiesa, è avvenuto uno sversamento di combustibile nel rio Carenda.

Qualcuno infatti, tentando di rubare combustibile dal deposito per uso agricolo della Opam Oils spa, ha danneggiato una valvola causando lo sversamento da un serbatoio contenente 40.000 litri di materiale.
Sono intervenuti vigili del fuoco, Arpal, Guardia Costiera e Forestale che hanno iniziato le lunghe operazioni di pompaggio del combustibile e la bonifica dell’area, ma tutto ciò richiederà almeno un paio di mesi.

I primi a pagare per questo scempio sono gli animali, la fauna ittica, gli uccelli, le testuggini palustri rare e protette che popolano la zona.

Gli operatori dell’Enpa stanno soccorrendo gli animali, subito trasferiti al centro Enpa di Savona
.
Si tratta per lo più di uccelli a cui vengono immediatamente liberate le vie respiratorie. Quindi si passa al lavaggio del piumaggio, perché il carburante, oltre a provocare avvelenamento, provoca ipotermia, in quanto ostacola la protezione di grasso con il quale questi uccelli si spalmano il piumaggio per proteggersi dal freddo.

Il numero di telefono per chi volesse dare una mano:
019824735

I danni ora li vediamo sugli animali acquatici, ma io mi domando cosa accadrà nel tempo, a seguito di questo nuovo disastro, agli altri animali, uomo compreso…

E mi domando anche perché queste notizie rimangano nell’ombra, ma questa è un’altra questione e ne parleremo…

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FRIDA ha circa 3 anni ed è una cagnolina di taglia media.
Siamo riusciti a liberarla da una perreras spagnola.
Sembrava avesse trovato anche uno stallo o adozione, ma ci sono stati problemi e ora Frida è nuovamente in cerca di un posticino tranquillo e di un cuore gentile…

Frida ha da poco avuto i cuccioli, ma nella perreras le sono stati tolti e la disperazione di madre si legge nei suoi occhi… occhi che ti tolgono la parola e lasciano solo lacrime…

Frida è timida e molto spaventata.

Sono sicura che, solo vedendo la sua fotografia, qualcuno si farà avanti e la accoglierà.

CONTATTO PER ADOZIONI:
Marina: giovanni.marina1@alice.it
tel: 3292389179 o murgia1977@hotmail.com — con

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