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Archive for the ‘DISUMANITA’’ Category

Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa: «Solo quest’anno ci risultano già un’ottantina di casi».

Laura Boldrini la definisce “strage”.

È di questi giorni il decreto legge:
Scatta l’arresto obbligatorio in flagranza per maltrattamenti contro familiari. Pene più pesanti se i maltrattamenti in famiglia vengono perpetrati in presenza di minore di 18 anni e se la violenza sessuale è consumata ai danni di donne in stato di gravidanza. Nel mirino anche il delitto di stalking: è ampliato il raggio d’azione delle situazioni aggravanti, che vengono estese anche ai fatti commessi dal coniuge pure in costanza del vincolo matrimoniale (nonché a quelli perpetrati da chiunque con strumenti informatici o telematici). Ed è prevista – analogamente a quanto già accade per i delitti di violenza sessuale – l’irrevocabilità della querela per il delitto di atti persecutori, che viene, inoltre, incluso tra quelli ad arresto obbligatorio. I reati di maltrattamenti ai danni di familiari o conviventi e di stalking sono inseriti tra i delitti per i quali la vittima è ammessa al gratuito patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito”.¹

Ma bastano pene più severe a eliminare o ridurre tanta violenza?

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Da molti quelli come me vengono definiti “profeti di sventura”: io sinceramente ho perso nel tempo molta della fiducia riposta nel genere umano e soprattutto ritengo i nostri modelli di vita anacronistici.
Trattiamo il Mondo come fosse cosa nostra, ci comportiamo come se tutto fosse lecito e a noi dovuto, sprechiamo anche ciò che è più prezioso, stiamo diventando piccole isole che comunicano quasi ormai solo via internet…
E il ritmo del nostro vivere è insostenibile, disumano.

“Abbiamo” troppo e nemmeno siamo capaci di accorgerci di vivere e di “essere”.

La non – violenza e il rispetto dell’altra/o da noi non li portiamo nel Dna.
Ognuno di noi dovrebbe essere educato e cresciuto sin da bambina/o.
Una madre lo dovrebbe, come donna, tramandare al figlio.
Il padre, come uomo, dovrebbe vivere e insegnare al figlio il rispetto di ogni donna.
Ognuna di noi ancora porta impresso come un marchio il retaggio di secoli di diseducazione al rispetto del sesso femminile: siamo rimaste tentatrici, immonde, streghe, puttane.
E tali rimarremo ancora per troppo tempo e troppe donne continueranno a essere sacrificate finché qualcuno insisterà nel definire il femminicidio un “falso allarme”… come se solo il “numero” contasse e non il “retaggio”… o ci definirà “provocatrici” e “colpevoli” della violenza che ci viene fatta per il fatto di non aderire a stereotipi…

¹ Il Sole 24 Ore‎

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“Distesa sul divano, con le mani tra le ginocchia, Mariam fissava i mulinelli di neve che turbinavano fuori dalla finestra. Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Che tutti i sospiri che si elevavano al cielo si raccoglievano a formare le nubi, e poi si spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente.
– A ricordo di come soffrono le donne come noi, – aveva detto. – Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso“.

K. Hosseini, Mille splendidi soli

Carmela Frassanito, 13 anni, il 15 aprile 2007 si toglie la vita, lanciandosi dal balcone di un palazzo del rione Paolo VI di Taranto, perché era stata violentata e nessuno le credeva. Drogata con anfetamine e stuprata da 5 uomini di cui due minorenni, li denuncia. Ma la giustizia è lenta e lei fragile dopo la violenza e non ce la fa.

A Montalto di Castro, Maria, 15 anni, durante una festa nella notte tra l’ultimo giorno di marzo e il primo aprile 2007, viene stuprata da otto ragazzi: uno di loro le chiede di accompagnarlo fuori per fumare una sigaretta e invece la trascina in pineta dove la aspettano sette coetanei. Gli otto violentatori descrivono Maria come una “poco di buono” e ciò che è accaduto viene definito dai genitori degli stessi una “ragazzata”. Durante le udienze i ragazzi sorridono, si danno gomitate, sussurrano all’orecchio per poi sghignazzare. Gli avvocati difensori chiedono l’assoluzione perché “non ci fu violenza sessuale. Si trattò di otto rapporti consecutivi e consensuali”.
Il paese si schiera contro la ragazza e difende gli stupratori, tanto che il sindaco anticipa il denaro per le loro spese legali…
Non mi interessa che vengano condannati a 1 o 10 anni, mi basta che siano dichiarati colpevoli, così sarà dimostrato che mia figlia ha sempre detto la verità e che è stata ingiustamente sottoposta a linciaggio da parte degli stessi imputati e da chi è stato solidale con loro” dichiara la madre di Maria.E aggiunge: “In attesa della giustizia ha smesso di vivere”.
Dal giorno della denuncia la ragazza abbandona il liceo e cade in depressione. Non esce mai da sola. Smette di truccarsi, dimagrisce e appena si accenna al processo scoppia in lacrime.
Maria stessa conferma: “Mi hanno preso la vita e rubato il futuro, ho sperato ogni giorno di avere giustizia, ma se avessi saputo che finiva così non li avrei mai denunciati. Ora sono stanca, non ho più la forza di combattere“.
Dopo sei anni in attesa di giustizia dunque Maria decide di arrendersi: “Non posso sostenere un nuovo processo. A ogni udienza sto male, vomito, ricominciare daccapo, vedere le loro facce. Li dovevano condannare, ma mi basta che i giudici mi abbiano creduto, che io sono una ragazza perbene. Ora cerco soltanto un po’ di pace“.

Sono 6 milioni 743 mila, le donne da 16 a 70 anni che hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita.
Circa 1 milione di donne ha subito stupri.
Nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%).
2 milioni 77 mila donne hanno subito comportamenti persecutori (stalking).
1 milione 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni¹.

La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci” scrive nel 1951 Isaac Asimov in Foundation. Poche parole per descrivere la brutalità umiliandola.
È vero: uno stupratore è un incapace, un debole, un fallito.
Uno stupratore non è un uomo.

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¹Fonte: Istat, La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia
foto © Steve McCurry: conosciuta come “la ragazza (o la bambina) afgana dagli occhi verdi” è stata scattata nel 1984 da Steve McCurry e pubblicata su National Geographic Magazine nel 1985. La storia di Sharbat Gula, la protagonista identificata solo nel 2002, è la metafora della vita di tutti i rifugiati; l’Afghanistan è uno dei paesi dove i diritti delle donne sono calpestati e questa donna ne è diventato il simbolo.

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Ogni volta che penso che la malvagità umana abbia toccato il fondo, mi devo ricredere e mi trovo a leggere notizie allucinanti.

La Polizia di Stato di Milano ha eseguito 75 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 57 maggiorenni e 18 minorenni, nello stesso contesto sono stati denunciati in stato di libertà 112 altri soggetti, rispettivamente 98 maggiorenni e 14 minori.
Questi individui avrebbero organizzato il traffico di stupefacenti utilizzando, come mezzo di trasporto per la droga, cani di grossa taglia, tipo San Bernardo, Gran Danese, Dog de Bordeaux, Mastino Napoletano e Labrador…
La droga, prima di essere collocata nel ventre dei cani tramite un’operazione chirurgica, veniva avvolta in un cellophane, poi nella carta carbone per essere impenetrabile ai raggi X, ancora nel cellophane e in uno scotch di vinile nero, ancor più resistente ai raggi X.
Una volta giunti a destinazione, i cani venivano uccisi per il recupero della droga

Dopo gli umani consenzienti e disposti a ingerire ovuli ripieni di droga (500 gr o anche più a persona) e trasformati in contenitori, passiamo ai cani che, immagino, non possano essere consenzienti, ma sicuramente risulteranno facili da eliminare senza lasciare tracce e testimonianze.

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Scrive Mark Twain: “Il fatto che l’uomo sappia distinguere tra il bene e il male dimostra la sua superiorità intellettuale rispetto alle altre creature; ma il fatto che possa compiere azioni malvagie dimostra la sua inferiorità morale rispetto a tutte le altre creature che non sono in grado di compierle”.

Noi uomini, per interesse siamo disposti a cancellare ogni legge morale, trasformandoci in esseri capaci di uccidere ed eliminando dal nostro cuore, ignorandolo scientemente, ogni senso di colpa.

Per questo temo per il creato.
Non temo i disastri e le catastrofi naturali.
Temo la cattiveria e la bramosia umana capaci di auto assoluzione e nate dalla consapevolezza di poter agire indisturbate, sorrette e nutrite dal disinteresse e dall’egoismo di umani nemmeno malvagi, ma eternamente ignavi.

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A piazzola sul Brenta, in via Dell’Orto, tra il Venerdì Santo e Pasquetta, sono stati ammazzati 15 felini censiti, sterilizzati e accuditi da una coppia di cinquantenni, proprietari della tenuta, sede della colonia felina.
Ne sono sopravvissuti soltanto 5 che ancora si aggirano nei paraggi del casale di campagna.
Dai primi accertamenti, causa delle morti sarebbe l’avvelenamento.
Rosetta Marcato, proprietaria dell’edificio, si prendeva cura dei gatti da altri abbandonati: «Non capisco il motivo di tanta ferocia. I più vecchi li tenevamo da 8 anni: tutti arrivati nella nostra casa disabitata perché abbandonati dai padroni. Li abbiamo curati, allevati e sterilizzati. Ogni giorno andavo lì alle 16 a portar loro da mangiare. Erano affettuosi e teneri. Nessuno si è mai lamentato. Né abbiamo ricevuto minacce. Con le telecamere, l’anno scorso abbiamo visto che un’auto ci lasciava a terra due cestini con dei cuccioli. Cosa dovevamo fare? Ucciderli? Li abbiamo tenuti e accuditi. Siamo rimasti malissimo quando a Pasqua li abbiamo trovati tutti morti».
Ora si cercano i responsabili.
A me viene da piangere perché, in Italia, la parola “responsabili” suona come una presa in giro.

compassione

Mi viene ora di pensare a ciò che ho letto sul buddismo: ogni nostra azione, anche la più piccola, ha ripercussioni infinite sul resto dell’universo di esseri viventi e, per questo motivo deve sempre inspirarci la compassione, perché da azioni corrette deriveranno per tutto l’universo conseguenze corrette.
I benefici della pratica di liberazione animale sono molto vasti. Non ricevono beneficio solo le creature che saranno liberate, ma è anche raccomandato per le persone con malattie o pesanti ostacoli della vita, poiché salvare la vita degli altri crea la causa karmica di vivere più a lungo.
Nella comprensione che persino i più minuscoli insetti temono la morte e bramano la vita, la pratica della liberazione animale aiuta a sviluppare il proprio senso di compassione incondizionata e di equanimità per tutti.

Anche la religione cristiana parla di amore verso le creature e spinge alla compassione.

Eppure qualcuno decide di uccidere gattini indifesi, incurante di ogni tipo di conseguenza.
Lo sfogo violento sui bimbi e sulle donne raggiunge in questo tempo vette impensate.
L’indifferenza verso l’altro da sé è parte del quotidiano: in presenza di una vittima si cambia strada, fingendo di non vedere, per non sapere.
Questo è ciò che abbiamo costruito.

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“Quando sono andata a Taranto a parlare con le vedove degli operai uccisi dal cancro, all’Ilva,
sotto la casa di una famiglia sterminata dal tumore ho trovato una lapide, fatta mettere dall’ultimo dei morti quando era ancora vivo e combattivo, quando sperava che non sarebbe toccato anche a lui.
Io vi maledico, ha scritto sulla pietra.
Maledico voi che sapete cosa ci state facendo, voi che lo fate e voi che guardate in silenzio, i colpevoli e gli indifferenti, i padroni e i politici, i sindacati e i preti.
Voi che pensate solo a voi stessi, e non ci ascoltate.

Concita De gregorio, Io vi maledico Einaudi Editore

Per l’Ilva i dati parlano di 47 lavoratori morti dal 1993 a oggi.

Tre sono i morti da ottobre 2012:
Claudio Marsella, 29 anni, 30 ottobre 2012
Francesco Zaccaria, 29 anni, 30 novembre
Ciro Moccia, 42 anni, 28 febbraio 2013.

Concita De Gregorio, nello stupendo libro sopra citato, nomina La rima della rabbia giusta di Bruno Tognolini:

Tu dici che la rabbia che ha ragione
È rabbia giusta e si chiama indignazione
Guardi il telegiornale
Ti arrabbi contro tutta quella gente
Ma poi cambi canale e non fai niente
Io la mia rabbia giusta
Voglio tenerla in cuore
Io voglio coltivarla come un fiore
Vedere come cresce
Cosa ne esce
Cosa fiorisce quando arriva la stagione
Vedere se diventa indignazione
E se diventa, voglio tenerla tesa
Come un’offesa
Come una brace che resta accesa in fondo
E non cambia canale
Cambia il mondo.

Indignamoci dunque, per Ciro, Claudio, Francesco, e per tutte le persone “uccise” sul posto di lavoro.

Indignamoci per la mancata applicazione delle leggi che “dovrebbero regolamentare” l’ambiente di lavoro e tutelare la salute del lavoratore.

Indignamoci per le omissioni che sono molte… troppe…e, quando ne scopriamo, gridiamo e denunciamo.

Uniamoci, da veri uomini e donne, degni d’essere così chiamati, al dolore delle famiglie che il Lavoro colpisce uccidendo, il Lavoro… che dovrebbe “nobilitare” l’uomo e la donna.

Uniamoci nel chiedere giustizia.

Indignamoci e alziamo la testa o meriteremo ogni maledizione.

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Questa la mail inviata a:
Promozione della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro – Divisione III
Tel. +39 06 46834059
Fax +39 06 46834260
Div3TutelaLavoro@lavoro.gov.it

Direttore Generale
Dott. Paolo Pennesi (ad interim)
ppennesi@lavoro.gov.it

Responsabile Dott. Lorenzo Fantini – Dirigente
lfantini@lavoro.gov.it

e, per conoscenza, a Federazione Nazionale TSRM e Collegio TSRM di Verona.

il destino non centra

Gentili Dottori,
in data 2 luglio 2012, l’avvocato Carlo Piccioli, nell’interesse della sottoscritta, TSRM presso l’Azienda ULSS. n. 21 Legnago Vr, inoltra un ricorso avverso a giudizio di idoneità con condizioni, espresso dal medico autorizzato in data 31 maggio 2012.
Il ricorso non è accolto.

Vorrei cortesemente sapere da Voi, esperti dell’argomento, in base a quali riferimenti legislatici o tabelle di riferimento?
Chiedo ciò, perché i riferimenti legislativi da Voi citati risultano poco specifici e non danno modo al lavoratore di inquadrare chiaramente la questione.
Mi permetto di affermare quanto sopra con certezza.

Quindi ribadisco la richiesta di riferimenti chiari e precisi che, se non per legge, almeno per etica, andrebbero specificati al lavoratore.

Nel mio caso particolare, troppe sono le incognite e le inesattezze, quando non le omissioni e i falsi, che evidentemente non sono stati considerati.
Tutte questioni che minano la mia salute che temo, a ragione, non garantita dal vigente sistema di controllo.

La salute, Voi esperti dite, è uno stato di benessere psico-fisico.

Come può godere di buona salute una donna che,
dopo aver scoperto omissioni di denunce di 4 sospette patologie professionali TABELLATE, tra cui un TUMORE SOLIDO;
dopo aver scoperto le irregolarità dosimetriche e le manomissioni sopra citate;
dopo essere stata trattata con 5000 cGy;
dopo essere stata costretta a sottoporsi ogni anno a scintigrafia ossea, torace, mammografia e quant’altro con conseguente altro assorbimento di radiazioni ionizzanti;
dopo essere stata sottoposta a vessazioni sul posto di lavoro che hanno portato a diagnosi certificata di depressione reattiva all’ambiente lavorativo e stress lavoro correlato
si trova ancora costretta a lavorare in ambiente a rischio di esposizione alle radiazioni ionizzanti?

So bene che la gente come me non otterrà mai (parola da me non amata e poco usata, ma in questo caso utile) nemmeno un briciolo di comprensione e nemmeno giustizia, ma ugualmente ritengo giusto alzare la testa e gridare il mio disappunto.

Lo faccio a nome dei “figli di nessuno” come me, dei singoli cittadini abbandonati dalle vostre leggi “segrete” di esperti, membri di caste irraggiungibili.
Lo faccio perché, anche se bastonata da uno Stato cieco, muto, sordo e dai Suoi rappresentanti, conservo la dignità dei semplici.

Cordialità
Rosa Noci

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Il 27 gennaio di ogni anno si celebra il Giorno della Memoria, una giornata di commemorazione delle vittime dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.

Il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa arrivarono presso la città polacca di Oświęcim, in tedesco Auschwitz, e scoprirono il campo di concentramento.

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In totale furono deportate ad Auschwitz più di 1 milione e 300 000 persone.
* 900.000 furono uccise subito al loro arrivo
* altre 200.000 morirono a causa di malattie, fame o furono uccise poco dopo il loro arrivo¹.

L’Olocausto in quanto genocidio degli ebrei è chiamato anche con il nome di Shoah e portò allo sterminio di un numero compreso tra i 5 e i 6 milioni di ebrei, di ogni sesso ed età².

L’uso del termine Olocausto viene anche esteso a tutte le persone, gruppi etnici e religiosi ritenuti “indesiderabili” dalla dottrina nazista, per cui era previsto il totale annientamento: popolazioni delle regioni orientali europee occupate ritenute “inferiori”, prigionieri di guerra sovietici, oppositori politici, nazioni e gruppi etnici quali Rom, Sinti, Jenisch, gruppi religiosi come testimoni di Geova e pentecostali, omosessuali, malati di mente e portatori di handicap³.

La memoria dovrebbe aiutarci a mantenere ricordi in qualsiasi forma essi siano e, credo, dovrebbe soprattutto insegnare, partendo da questi ricordi…

Eppure, mi pare, noi impariamo poco e a poco serve un solo giorno di ricordi e commemorazioni, pianto e tristezza.
L’Olocausto non ha fine e ciò che avveniva nei campi di concentramento si ripete e continua in rinnovati “campi di sterminio” che l’Uomo costruisce per immolare, giorno dopo giorno, i propri simili e ogni genere di creature di Dio.

L’Olocausto avviene sotto i nostri occhi ogni giorno, sotto governi che altro non sono che dittature travestite da democrazia.

Avviene nel nostro Paese, quando i diritti basilari dell’essere vivente vengono non solo calpestati, ma addirittura derisi.

Un cittadino che si senta solo, inascoltato, abbandonato, senza lavoro, senza speranza, senza futuro, non muore nella camera a gas, ma muore e muore rinchiuso nel lager che le istituzioni stesse creano ogni giorno, muore avvolto dal filo spinato che lo soffocherà.
L’Olocausto non è mai finito e mai finirà finché esisterà il concetto di razza, specie, uomo di natura “inferiore”, cittadino qualunque e perciò senza Santi da pregare…

Il Giorno della memoria, per quel che mi riguarda, è anche oggi e sarà domani e ancora in ogni giorno della mia vita, vita di una donna che ha smesso di sperare e credere che la memoria possa insegnare…

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¹· ²· ³ Dati Wikipedia

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Eccomi qui! Ancora qui! In questo periodo sono stato molto impegnato e non ho avuto il tempo di scrivere ciò che mi è accaduto. Mamma invece sta cercando informazioni sui miei amici meno fortunati e scrivendo per aiutare a diffondere notizie su ciò che accade nei canili di alcuni Paesi come il mio…
Ieri mamma era molto molto arrabbiata con me perché nel giro di ventiquattro ore ho distrutto il cestino della bicicletta, cosparso la cucina di carta e plastica spezzettati, morsicati e sbavati, fatto cacca in ingresso e mangiato i suoi occhiali da vista…
L’ultima marachella in particolare l’ha presa molto male… e durante la passeggiata era nervosa.
Quando lei è nervosa, lo divento di più anch’io che già di mio non scherzo e così ieri sera a cena mamma ha fatto una sfuriata e io dal cortile la sentivo.
Dice che mi sto giocando l’occasione che lei mi ha offerto di uscire dalla perrera perché è evidente che io non la rispetto e non ascolto ciò che dice e a spasso vado per conto mio e tante altre cose… che in due mesi le sono costato due stipendi…
Effettivamente io sono un discolo e devo impegnarmi per essere un poco più tranquillo.
Ho sentito che anche papà e le mie sorelle umane parlavano e discutevano e dicevano che sono un cane “impegnativo”.
Che sono impegnativo è anche vero… Non so cosa mi prende a volte…
Comunque oggi mamma ha visto fotografie e filmati dei miei amici in Spagna e, anche se non mi ha detto ancora nulla, ho capito che pensava a ciò che ho passato là dentro, nella perrera di Granada.
Io in verità non ricordo molto di ciò che mi è accaduto nella perrera.
Quello che ricordo sono la tristezza e la paura.

Nelle fotografie qui sotto sono con la mamma e mia sorella adottiva Minù. Gli occhiali che mamma indossa sono quelli che ho mangiato ieri…

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LE DONNE E IL FEMMINICIDIO, FACCIANO SANA AUTOCRITICA.
QUANTE VOLTE PROVOCANO?

Proseguiamo nella nostra analisi su quel fenomeno che i soliti tromboni di giornali e Tv chiamano “femminicidio“.
Aspettiamo risposte su come definire gli aborti: stragi?
Notoriamente, l’aborto lo decide la donna in combutta col marito e sono molti di più dei cosiddetti femminicidi.
Una stampa fanatica e deviata, attribuisce all’uomo che non accetterebbe la separazione, questa spinta alla violenza.
In alcuni casi, questa diagnosi può anche essere vera. Tuttavia, non è serio che qualche psichiatra esprima giudizi, a priori e dalla Tv, senza aver esaminato personalmente i soggetti interessati.
Non sarebbe il caso di analizzare episodio per episodio, senza generalizzare e seriamente, anche per evitare l’odio nei confronti dei mariti e degli uomini?
Domandiamoci. Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti e che il cervello sia partito?
Non lo crediamo.
Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, …
… si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti
.
Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera…
Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (FORMA DI VIOLENZA DA CONDANNARE E PUNIRE CON FERMEZZA), spesso le responsabilità sono condivise.
Quante volte vediamo ragazze e anche signore mature circolare per la strada in vestiti provocanti e succinti?
Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre, nei cinema, eccetera?
Potrebbero farne a meno.
Costoro provocano gli istinti peggiori e se poi si arriva anche alla violenza o all’abuso sessuale (lo ribadiamo: roba da mascalzoni), facciano un sano esame di coscienza: “forse questo ce lo siamo cercate anche noi”?
Basterebbe, per esempio, proibire o limitare ai negozi di lingerie femminile di esporre la loro mercanzia per la via pubblica per attutire certi impulsi; proibire l’immonda pornografia; proibire gli spot televisivi erotici, anche in primo pomeriggio.
Ma questa società malata di pornografia ed esibizionismo, davanti al commercio, proprio non ne vuol sapere: così le donne diventano libertine e gli uomini, già esauriti, talvolta esagerano.

Bruno Volpe
da http://www.Pontifex.Roma.it

Da questo articolo, don Piero Corsi, il parroco di Lerici, ha estratto il volantino affisso in chiesa, causa dello scalpore generale.

Bruno Volpe, avvocato e giornalista, è tra i fondatori di Pontifex.Roma e principale animatore – finanziatore.

L’amico Volpe, sempre sul sito citato, in un successivo intervento titolato “L’ARROGANZA DEI TUTTOLOGI, IL “FEMMINICIDIO” E LA “CROCIATA DEI PEZZENTI” CONTRO DON PIERO CORSI“, si “giustifica” e “sviscera”, a suo dire, “con oculatezza, competenza e disposizione d’animo” la questione.

“L’articolo riportato da don Piero Corsi, che qui commento secondo il mio punto di vista, non va letto con superficialità fenomenista o con soggettivismo sincretista, non va condannato con arroganza e boria, ma va studiato e sviscerato con oculatezza, competenza e disposizione d’animo.
L’articolo galeotto è:
– una condanna all’aborto
– un invito alla sobrietà, al giusto giudizio, alla non generalizzazione;
– un richiamo a quello che deve essere il vero amore sponsale, filiale, parentale;
– un appello alla giusta morale, alla corretta sessualità, al ruolo che si confà alla donna nella società, all’emulazione di Maria;
– un invito alla prudenza, prima delle virtù morali che inclina l’intelletto a scegliere i mezzi migliori per ottenere i buoni fini particolari e immediati, ma che dispongono esclusivamente a conseguire l’Ultimo comprensivo di tutti i beni dell’esistenza: la Salvezza;
– una netta condanna alla violenza, agire contrario al modo d’essere e di comportarsi, giustificata solo nei casi di auto difesa perché, come ci insegna San Tommaso, contro l’ingiusto aggressore è lecita la difesa nella misura in cui si rende necessaria per evitare, respingere o ridurre i danni dell’offesa. La responsabilità nell’autodifesa, come spiega il Dottore, si fonda sulla prevalenza del diritto alla vita ed altri beni dell’innocente, rispetto al diritto alla vita ed altri beni dell’ingiusto aggressore, il quale avrà tutte le colpe, se nell’autodifesa non v’è odio o sentimenti malvagi;
– una netta condanna alla pornografia, alla decadenza dei costumi, alla avvilente degradazione morale e ai loschi interessi di gente infame quanto influente”.

Ora si scopre, sempre sul sito Pontifex, che il povero avvocato è “vittima” da tempo di persecuzione da parte di coloro che vorrebbero ridurlo al silenzio.
Il “perseguitato” riceve telefonate e lettere anonime e da ultimo avrebbe trovato nella cassetta della posta una testa spaccato presumibilmente di coniglio…

Ho dato un’occhiata ad altri articoli di Volpe e sinceramente mi pare che qualche serio problemino questo signore ce l’abbia.

Senza entrare nel merito dell’articolo che lui definisce “galeotto” e delle successive “oculate” spiegazioni, che non riescono a ferirmi come donna tanto risultano puri sfoghi di un alienato, mi domando come possa un sacerdote riproporre tali farneticamenti ai propri fedeli!!!
È vero che il sacerdote, dopo un colloquio di chiarimento con il proprio vescovo, avrebbe chiesto scusa a tutte le donne che si sono sentite offese dalle parole del volantino, ma rimane grave il fatto avvenuto.

Se Dio è Amore perché nasce da gente di fede tanta rabbia nei confronti della “donna”?

Questa ferocia fa male a noi, donne qualunque, né belle né brutte, madri, mogli, sorelle, figlie, lavoratrici… vestite e ben coperte, ma ugualmente “molestate” sin da bimbe da laidi atteggiamenti di “maschi” che non meritano d’essere chiamati “uomini”.

Da un’indagine pubblicata dall’Istat nel 2005 su Molestie e violenze sessuali, risulta che in Italia oltre la metà delle donne in età 14-59 anni ha subito almeno una molestia sessuale, un ricatto sessuale sul lavoro o una violenza, tentata o consumata, nel corso della vita…

Tra i “molestatori” troviamo anche gli insegnanti e i religiosi.

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Pensateci la prossima volta, integerrimi avvocato Volpe e don Corsi, prima di aprire bocca contro di noi… per favore.

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Raoni Metuktire è un capo della tribù Kayapó, e una figura internazionale emblematica della lotta per la conservazione della foresta amazzonica e la cultura indigena.

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Lui è l’uomo che piange in questa foto.
A queste lacrime credo e per queste lacrime anch’io piango.
Esse rappresentano la disperazione del giusto di fronte all’ingiustizia compiuta da uomini senza Dio, ingiustizia compiuta con il beneplacito de chi la legge la detta.

Leggo su vari articoli che la sua disperazione deriva dalla scoperta che l’agenzia per l’ambiente del Brasile ha autorizzato la costruzione della diga e della centrale idroelettrica di Belo Monte, senza curarsi della devastazione che subirà il territorio e di conseguenza il popolo indigeno che vive, secondo secolari tradizioni, presso il fiume Xingu.

Il progetto infatti prevede lo sbarramento del fiume, uno dei maggiori affluenti del Rio delle Amazzoni e il conseguente allagamento di circa 500 chilometri quadrati di foresta amazzonica: più di 40.000 persone saranno costrette ad abbandonare i loro territori, la loro casa, la loro storia.

Da ciò che leggo ancora l’esistenza stessa degli indigeni in quella zona viene ignorata e i loro diritti vengono calpestati al punto che il FUNAI (Dipartimento brasiliano agli affari indiani) nel mese di maggio, ha vietato ad Azelene Kaingang, portavoce dei popoli indigeni, di partecipare al Forum delle Nazioni Unite sulle questioni indigene.

Azelene Kaingang è una sociologa impegnata nella difesa dei diritti degli indigeni del Brasile da oltre 20 anni e si dichiara scioccata e arrabbiata.
Avrebbe partecipato al dibattito senza alcun onere finanziario per il Brasile.
Doveva fare un intervento sulla mancata consultazione dei popoli indigeni da parte del governo brasiliano in merito alla diga Belo Monte, e sul rifiuto delle autorità brasiliane di ascoltare la raccomandazione della Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani, secondo cui il progetto avrebbe dovuto essere sospeso per ragioni di ordine sociale e ambientale.

La Commissione Inter-Americana per i diritti umani raccomandava al governo brasiliano di sospendere la costruzione della diga e consultare le comunità che subirebbero l’impatto del progetto, così come previsto sia dalla legge brasiliana sia da quella internazionale
.
Se dovesse essere costruita, la diga devasterebbe un territorio di oltre 1500 kmq e ridurrebbe le riserve di pesce da cui dipende la sopravvivenza delle numerose tribù dell’area.

Ha anche sollecitato le autorità ad adottare “valide misure” per proteggere le vite degli Indiani incontattati dell’area e prevenire la diffusione di malattie.
L’ondata di immigrazione alimentata dalla costruzione della diga minaccia in particolare i popoli isolati, che hanno basse difese immunitarie verso malattie comuni per noi come l’influenza, ma potenzialmente fatali per loro¹.

I Kayapó sono detti “il popolo del fiume”.
Non sarebbe anche solo il nome un baluardo dei loro diritti?

La violenza della società che si definisce civile è purtroppo senza fine.
Caino uccide Abele ogni giorno e lo fa con l’arroganza sempre maggiore della nostra “civiltà tecnologica”. Una civiltà sfrontata, ridotta a servizio degli dei gemelli, Ricchezza e Potere.
L’uomo che in origine si riconosceva figlio della Terra, ora compra e usurpa senza pietà sua madre e i figli di sua madre che nemmeno riconosce essere parte della sua stessa famiglia.
Gli uomini di fede sussurrano quando dovrebbero gridare come i Profeti.

Ci chiamano “profeti di sventura”.
Ebbene sia.

Dice Isaia:
1Guai a coloro che fanno decreti iniqui
e scrivono in fretta sentenze oppressive,
2per negare la giustizia ai miseri
e per frodare del diritto i poveri
del mio popolo,
per fare delle vedove la loro preda
e per defraudare gli orfani.
3Ma che cosa farete nel giorno del castigo,
quando da lontano sopraggiungerà la rovina?
A chi ricorrerete per protezione?
Dove lascerete la vostra ricchezza?

Dal Capitolo 10

È scritto nel Salmo 24 (23)
1 Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
2 È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.
3 Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
4 Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli,
chi non giura con inganno.

1BRASIL

¹ Dati tratti da Survival, organizzazione dedicata totalmente ai popoli tribali e ai loro diritti.

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