“La spiegazione è semplice ed è scritta in uno dei post da te pubblicato ovvero essere andata in comune dall’assessore attuale a dire che membri del gruppo si lamentavano dello stesso ed a seguito di ciò questi sono stati chiamati dai vigili su indicazione dell’assessore e redarguiti sul proseguire le critiche al comune sulle modalità di erogazione degli aiuti alle medesime.
Inoltre sempre lo stesso assessore ha dato notizie che violano la privacy comunicando a te informazioni su queste persone relative alla loro residenza, tutto questo sempre scritto da te sul profilo del gruppo.
Ed infine aver pensato che alcuni profili del gruppo fossero fatti ad arte per propaganda politica.
Qua non si tratta di democrazia ma di rispetto e fiducia.
Se manca ognuno si scelga gli amici che vuole e stiamo comunque tutti bene ugualmente, ovviamente quelli che come me e te hanno la fortuna di avere un lavoro mentre le povere criste richiamate dall’assessore da una settimana anche causa di ciò hanno la corrente tagliata e francamente non so come aiutarle”.
Da qualche giorno questo post compare su fb e sinceramente mi dà non poco fastidio, non solo perché mi riguarda ed è a me rivolto, ma soprattutto per tutta una serie di motivi che vanno oltre la mia persona.
Tra tutti, in particolare, il rispetto e la fiducia che l’autore del post stesso cita, forse sentendosene interprete e rappresentante ideale.
Ora io non starò a raccontare la sequenza degli eventi che hanno portato al post “incriminato” e nemmeno farò i nomi delle persone coinvolte oltre a me.
Preciso soltanto che, essendo stata “eliminata” da un gruppo di fb, ne ho chiesto con messaggio privato la motivazione.
Non avendo avuto dagli amministratori alcuna risposta, ho espresso il mio disappunto pubblicamente sul social network.
Solo allora una spiegazione è stata gentilmente, pubblicamente e finalmente offerta…

Nel post sono:
* praticamente rappresentata come un delatore
* accusata, accanto all’assessore al sociale, di lesione della privacy
* giudicata per aver “pensato”!!! O meglio mi si attribuiscono pensieri…
* indicata come causa di richiami e danni a carico di “povere criste”…
Mi permetto di aggiungere che, tali affermazioni, collegando la mia persona e le mie azioni ai citati richiami e a supposti danni a carico di persone, mi potrebbero esporre al rischio di ritorsioni.
Prova ne è il fatto che da poco sono stata messa al corrente da un amico di minacce avanzate nei miei confronti, da una persona in particolare, e di cui l’autore del post è informato.
Tra l’altro i miei post “originali” sono stati “rimossi” dalla bacheca del gruppo in questione, quindi non sono consultabili da chi volesse verificare l’esattezza o meno delle affermazioni del post sopra citato.
Ora, non starò a difendermi dalle accuse pubbliche che il signore in questione muove verso di me e verso un assessore: so di aver agito in assoluta buona fede e secondo coscienza.
Tra l’altro l’assessore nominato è persona che conosco da tempo e con cui ho rapporti personali antecedenti all’inizio del suo impegno politico, normalissimi rapporti di amicizia che non devo certo stare a spiegare o giustificare…
Mi permetto tuttavia di dare un paio di consigli all’autore del post anche se, per età ed esperienza, non dovrebbe averne bisogno…
Oltre a suggerirgli di rispondere alle normali richieste di spiegazioni delle persone, – come sarebbe logico fare – lo invito al RISPETTO e soprattutto alla PRUDENZA…

Termino con uno stupendo pezzo di Massimo Granellini, dal titolo La buca del delatore:
“Per mettere un freno alla corruzione pubblica che ha già spolpato la Grecia, il governo italiano intende introdurre l’arma della delazione.
La legge allo studio funziona così. Il dipendente onesto si accorge che il vicino di scrivania prende una mazzetta, prepara una denuncia circostanziata e la consegna all’ufficio apposito della Prefettura, ricevendo in cambio la garanzia dell’anonimato e di una percentuale sostanziosa sui soldi recuperati dallo Stato.
Una meraviglia. A Losanna, naturalmente.
Ma nella penisola bagnata da quattro mari e da troppi furbi le cose potrebbero andare in modo diverso.
Il dipendente invidioso del collega, o arrabbiato col medesimo per questioni di carriera, di sesso, di tifo, di precedenza nell’accesso al parcheggio interno, confeziona una bella «macchinetta del fango» e la deposita sul tavolo di un solerte funzionario che gli garantisce l’anonimato, anzi glielo giura sui suoi figli, e subito dopo telefona al denunciato per spifferare il nome del delatore.
Perché Alfano ha ragione quando dice che le leggi vanno scritte per le persone perbene.
Ma sono poi le persone «permale» a utilizzarle con la massima perspicacia per ribaltarne il senso a proprio vantaggio.
Non fraintendetemi: al punto in cui siamo, la delazione è comunque meglio dell’omertà.
Ma non contrabbandiamola per progresso civile.
E’ una medicina orribile che ci tocca assumere per non morire di mazzette.
Consapevoli dei suoi effetti collaterali: allenta il senso di comunità e ripristina la legge della giungla.
Tutti contro tutti, e chi non sparla è perduto”.
